«Immigrati, non migranti. E io vado ad aiutarli»
Pippo Pitarresi (ultimo a destra nella foto) in partenza per Lampedusa

«Immigrati, non migranti. E io vado ad aiutarli»

L’ex consigliere Pippo Pitarresi in partenza per Lampedusa: «Porteremo attività educative e solidarietà»

VARESE - Le persone si dividono in due categorie: i realisti e gli idealisti. Questi ultimi, benché spesso incompresi, fortunatamente non sono ancora in via d’estinzione e se non esistessero, bisognerebbe inventarli perché il loro sguardo sa viaggiare oltre gli orizzonti e le barriere del quotidiano: fra loro c’è Giuseppe “Pippo” Pitarresi, classe 1954, che da Palermo, in un lontano giorno di quarantacinque anni fa – esattamente il 12 novembre del 1972, nel dolce triduo di San Martino, che da allora lo segnò – arrivò a Varese con tanti sogni nel cassetto e la voglia di metter radici.

Questo cittadino del mondo, che ha rifondato nella Città Giardino il Partito Comunista in stile Berlinguer con tanto di falce e martello – partito che oggi conta una cinquantina di aderenti – ieri pomeriggio si è imbarcato ad Orio al Serio con destinazione Lampedusa per occuparsi sul nascere di una causa che gli sta molto a cuore: quella degli immigrati. «Innanzitutto facciamo chiarezza sul termine» spiega Pippo con il consueto modo colorito di raccontare «perché a me il termine migrante non piace: mi sa di quello che se ne va in giro per il mondo per i fatti suoi, di nomade. Io preferisco parlare di immigrati, perché queste persone che dicono addio alla loro terra per cercarne una nuova, e lo fanno per varie ragioni – guerra, fame, mancanza di diritti – hanno il desiderio di fermarsi e rifarsi una vita e una nuova casa: queste persone sono come me, io mi rivedo in loro quando giovane arrivai a Varese lasciandomi alle spalle la mia Sicilia».

Oggi Pippo in quella Sicilia torna, anzi nella sua estrema espressione, per portare aiuto a chi lui porta nel cuore. «Sono co-fondatore dell’associazione Emmaus di Palermo, affiliata al movimento internazionale di volontariato fondato nel 1949 in Francia dall’Abbé Pierre. E’ un’associazione con trecento sedi in tutto il mondo e quaranta nazioni coinvolte, in particolare in Europa: in Italia ha sede vicino a Boves, in provincia di Cuneo». Emmaus – si legge nella homepage del movimento palermitano - è impegnato nella lotta per lo sradicamento della miseria e per la realizzazione, in pienezza, della dignità della Persona umana. «Nello specifico noi ci occupiamo di raccogliere materiale abitativo e personale per le persone con difficoltà: mobili, elettrodomestici, ma anche scarpe, libri, vestiario. Però questa settimana il nostro compito non sarà solamente quello di portare agli immigrati generi di conforto: andremo, assieme a diverse altre associazioni in arrivo da tutt’Italia, a riempire una settimana intera di attività didattiche, educative e ovviamente anche di solidarietà nei confronti delle ONG che recuperano in mare le persone».

Sette giorni intensi, in cui i volontari di Emmaus e non solo alloggeranno nei locali vissuti negli anni passati dagli stessi immigrati e dalle associazioni d’ausilio. «Mi occuperò della sistemazione dei locali, farò un po’ di aiuto cucina, mi metterò a lavar pentole, preparare tavoli, pulire per terra, e a cucinare saremo proprio noi di Emmaus». Insomma, una settimana di volontariato e di dialogo con le organizzazioni non governative cercando di entrare da vicino nel meccanismo delle migrazioni, là dove originano gli sbarchi e gli ingressi nel nostro Paese. «Che, per come la vedo io – conclude il simpatico ex consigliere comunale, rimasto nei seggi all’opposizione fino al 2011 – non compiono la scelta di venire in Italia ma solo di partire dal loro paese e arrivare nel primo paese utile occidentale del Mediterraneo: l’Italia è considerata per i più solo un luogo di passaggio».


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