In Procura inviano la mail ma senza l’allegato. Processo da rifare
Il Tribunale di Varese

In Procura inviano la mail ma senza l’allegato. Processo da rifare

Battuta d’arresto per l’ultima fase del procedimento sullo scandalo legato Motorizzazione del 2012

Alla Pec manca l’allegato: processo tutto da rifare per dieci imputati. Il caso è quello della scandalo Motorizzazione Civile, che nel novembre 2012 scosse Varese. Un’inchiesta dai grandi numeri: in tutto furono 180 gli indagati a vario titolo per truffa e corruzione. L’inchiesta, però, si spaccò in due immediatamente a causa di confusione nelle notifiche: a giudizio furono rinviati in prima battuta 80 dei coinvolti nell’inchiesta. Negli anni è toccato agli altri cento coinvolti nell’inchiesta che ha visto alcuni funzionari compiacenti della Motorizzazione rilasciare revisioni fantasma per mezzi vecchi anche 40 anni (nella maggior parte dei casi si trattava dei mezzi utilizzati dai giostrai per spostare le attrazione dei loro spettacoli itineranti) considerati in molti casi non più in grado di circolare. In cambio di una mazzetta il funzionario di turno rilasciava la revisione che il veicolo in realtà non avrebbe mai potuto superare. Talvolta senza che il mezzo arrivasse nemmeno in sede a Varese. Una revisione “a distanza” sulla fiducia. Dopo due anni l’ultimo troncone processuale, 20 in tutto gli imputati, è arrivato davanti al collegio presieduto da Anna Azzena. Che ha accolto l’eccezione dell’avvocato Monica Mina, difensore dei dieci coinvolti in questione, con la quale chiedeva l’annullamento del rinvio a giudizio dei propri assistiti.

Perché? Per un errore molto comune, una distrazione che spesso commettono in tanti nella quale questa volta sono caduti gli inquirenti. Alla Pec con la quale la procura notificava al legale dei dieci (allora) indagati l’avviso di conclusione delle indagini mancava l’allegato. Non c’era l’atto, in sintesi. L’avviso di conclusione delle indagini anticipa la richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura. Ci sono naturalmente dei tempi tecnici entro i quali i difensori possono depositarie memorie e gli indagati possono chiedere di essere interrogati per dimostrare la loro estraneità ai fatti. Qui l’errore, la svista, è stata commessa a monte: tecnicamente gli indagati non sono mai stati avvisati dell’avvenuta chiusura delle indagini a loro carico.

E dopo quattro anni, quando gli imputati sono finalmente comparsi davanti al collegio, il presidente ha dichiarato tutto nullo. Rinviando gli atti al pubblico ministero. È tutto da rifare: si riparte dall’avviso di conclusione delle indagini che dovrà essere notificato, questa volta, correttamente. Magari con mezzi diversi da quelli messi a disposizione dalla rete visto le difficoltà della giustizia ad adeguarsi alle moderne tecnologie. Si tornerà quindi in sede di udienza preliminare e, in seguito, qualora i dieci indagati (non più imputati adesso) dovessero essere re-inviati a giudizio, il processo potrà finalmente essere celebrato. Nel frattempo saranno passati forse 5 anni da quando vennero eseguiti arresti e messe in campo denunce. I reati contestati si prescrivono, in alcuni casi, in 7 anni e mezzo. Difficilmente in 24 mesi la giustizia potrà arrivare al terzo grado di giudizio per i dieci in questione, che potrebbero avviarsi verso la prescrizione. Evitando la condanna definitiva se colpevoli, non vedendo mai davvero riabilitata la loro immagine da un’assoluzione se innocenti. n


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