La storia di un “miracolo”. Nato da impegno e passione

La storia di un “miracolo”. Nato da impegno e passione

La nascita del rinnovato polo materno-infantile è stata una battaglia di tutti i cittadini. I quali hanno svolto un ruolo importantissimo, grazie alla Fondazione “Il Ponte del Sorriso” e alla sua raccolta fondi

«Se la fondazione Il Ponte del sorriso non avesse pagato le varie progettazioni, per 460mila euro in totale, oggi non potremmo inaugurare il nuovo ospedale adatto ai bambini». Ad affermarlo, dati alla mano, è Emanuela Crivellaro, portavoce del Ponte del sorriso e del Ctbo, Il Comitato tutela del bambino in ospedale, l’associazione attiva in città dai primi anni ’90 per sollevare il problema del rispetto dei diritti dei bambini in ospedale. Un problema legato allora a limiti sia strutturali che culturali.

Il bambino non è un adulto

Nella metà degli anni Ottanta, la pediatria di Varese fu trasferita al Del Ponte dall’Ospedale di Circolo, dove era ospitata al padiglione Dansi, fatto costruire appositamente per i bambini dall’omonima famiglia, in memoria del figlio morto prematuramente: «Cominciava così il calvario dei bambini ricoverati a Varese», ricorda la Crivellaro. Ma le criticità non erano solo strutturali: «Quando il Ctbo ha iniziato a lavorare – prosegue la Crivellaro - in alcuni ospedali della provincia, i genitori non potevano restare accanto ai piccoli ricoverati che, per essere gestiti, venivano legati ai letti con speciali imbragature, con i ciucci incerottati alla bocca». Scenari oggi inconcepibili, come allora non erano concepite sale giochi in corsia. Si è trattato, qui come altrove in Italia, «di scardinare la rigida mentalità della politica sanitaria di allora per far passare il concetto che accanto alla medicina tradizionale, il bambino ha bisogno di un’altra medicina, fatta di sorrisi, giochi, fantasia e che si prende cura della parte sana del bambino che pure ha bisogno di attenzione per crescere e aiutarlo a guarire». Un percorso lungo, fino all’inaugurazione oggi di un nuovo padiglione Michelangelo, con le stanze dedicate alla degenza pediatrica tutte colorate dalle artiste di Brera incaricate dal Ponte del sorriso: pareti, arredi, soffitti variopinti a ricreare storie e mondi diversi, pensati per accogliere il bambino, stimolandone allegria e fantasia che aiutano la buona riuscita delle terapie. «Uno sforzo per noi non solo economico ma di impegno, pensiero e risorse umane per un percorso di accoglienza unico, studiato nei minimi particolari», assicurano dal ponte del Sorriso.

Il progetto

Il primo a credere in un polo materno-infantile per Varese fu l’ex dg Carlo Lucchina, che a inizio millennio trasferì la terapia intensiva neonatale al Del Ponte. A succedergli furono poi due direttori generali che proposero di riportare la pediatria al Circolo, nel nuovo Monoblocco «ma le nuove normative non lo permettevano, perché nessun posto era stato progettato per i bambini», ricorda la Crivellaro. «A noi non è mai importato dove, l’importante era realizzare il polo materno infantile».

Nel 2007 il Pirellone (con Lucchina dg regionale della sanità), decide il Polo materno infantile di Varese sarà al Del Ponte e il progetto preliminare viene affidato agli architetti del Meyer d Firenze. E quando si apre la possibilità di finanziamenti nazionali i Ctbo crea la fondazione Ponte del sorriso per raccogliere fondi e garantire la progettazione definitiva dell’ospedale che regala poi alla Regione. É sulla base di questo progetto che si ottengono i 21milioni di euro con cui parte, nel 2010, la costruzione del cuore del nuovo Polo materno infantile di Varese: il padiglione Michelangelo.


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