«L’area a rischio è molto più ampia». Su quella collina non si costruirà più
Lo smottamento fatale su casa Levati

«L’area a rischio è molto più ampia». Su quella collina non si costruirà più

Dopo l’inchiesta - Il sindaco di Laveno Ercole Ielmini e la situazione idrogeologica a Cerro: «Abbiamo segnalato tutto al Pirellone, il Comune da solo non può farcela»

«Non è soltanto quella collina. Noi ipotizziamo che l’area a rischio sia molto più ampia di quella dove si è verificata la frana che ha travolto l’abitazione di via Reno». Ercole Ielmini, sindaco di Laveno Mombello, ha preso molto seriamente le indicazioni della procura di Varese. L’autorità giudiziaria ha chiesto l’archiviazione per il fascicolo aperto contro ignoti con l’ipotesi di reato di disastro colposo in seguito alla frana che nel novembre 2014 ha ucciso due persone, Giorgio Levati, 70 anni, e la nipote Alessandra di soli 16 anni. Ma ha inviato gli atti, e soprattutto la perizia idrogeologica che indica come fragile e pericoloso il terreno di quella collina, come precetto. Un monito. «Abbiamo segnalato tutto a Regione Lombardia – spiega Ielmini – in Regione abbiamo inviato anche la perizia stessa eseguita su ordine della procura. È indubbio che la zona vada messa in sicurezza. Ma non soltanto quella teatro della frana. L’area a rischio, a nostro parere, è più ampia. Vorremmo uno studio completo sulla zona relativo a infiltrazioni e corsi d’acqua».
Il Comune di Laveno Mombello chiama in causa dunque Regione Lombardia. «Affinchè – spiega Ielmini – vista l’ampiezza dell’area l’ente possa stilare con noi un percorso, condiviso, per mettere l’intera zona in sicurezza. Serviranno investimenti ingenti. È necessaria a questo punto una collaborazione con l’ente regionale per la salvaguardia del territorio. Per la messa in sicurezza dell’intera zona». Laveno Mombello dunque chiama il Pirellone: «Non è possibile ipotizzare un intervento a carico del solo Comune di Laveno Mombello. L’ente Regione Lombardia è infornato di tutto. Non appena ricevuti gli atti abbiamo immediatamente trasmesso tutto a livello regionale». Si cerca un piano, dunque, «condiviso – dice Ielmini – che ci permetta di finanziare un intervento necessario quanto costoso. Dobbiamo collaborare. Speriamo al più presto di avere un incontro con l’ente regionale per dare il via a questo percorso condiviso».
Sino a quando il progetto di messa in sicurezza dell’intera zona non sarà portato a compimento l’intera area non dovrà, possibilmente, vedere nuovi piani residenziali e nuovi interventi edilizi.

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