Le lacrime e il dolore di Lucia Uva.«Non posso credere che sia successo»
Ferruccio Biggiogero durante un’udienza del processo per la morte di Uva. L’uomo aveva 78 anni

Le lacrime e il dolore di Lucia Uva.«Non posso credere che sia successo»

La sorella di Giuseppe sconvolta come i vicini per l’efferato gesto commesso da Alberto Biggiogero nei confronti del padre Ferruccio: «Erano sempre insieme»

«Sono sconvolta. Sconvolta. Conosco Alberto, non riesco a crederci. E conoscevo Ferruccio, un uomo buono». Lucia Uva parla tra le lacrime. La notizia del parricidio avvenuto in viale dei Mille che ha coinvolto in qualità di assassino Alberto Biggiogero, 43 anni, amico di Giuseppe Uva nonchè super teste in quanto fermato con Uva nella notte tra il 13 e il 14 giugno 2008 in via Dandolo, nel processo che ha visto alla sbarra due carabinieri e sei poliziotti (tutti assolti con formula piena in primo grado) per l’omicidio di Giuseppe l’ha sconvolta.

Le dipendenze

Parla Lucia, che da sempre afferma che il fratello morì in seguito alle percosse (presunte e di cui non é stata trovata traccia) inferte a Uva da carabinieri e poliziotti descrivendo Alberto «come un uomo mite. Non violento. Non posso credere a quello che è accaduto», dice. E parla, con il legale Fabio Ambrosetti, anche di Ferruccio: «Lucia - dice Ambrosetti - é scossa. È disperata. Conosceva Ferruccio, un uomo onesto e gentile. Non riusciamo a credere a ció che è accaduto. Alberto aveva smesso di bere, così ci aveva detto, lo abbiamo visto qualche mese fa. Era rallentato ma dai farmaci. Si stava curando. Stava guarendo. Cosa sia accaduto è assolutamente inimmaginabile».

Biggiogero aveva problemi di dipendenza. Erano emersi durante il processo sul caso Uva: alcol e droga. A quanto pare si stava disintossicando. Di lui la psichiatra che aveva testimoniato a processo aveva detto «un narcisista con personalità borderline».

Biggiogero era in grado di mentire o quanto meno di manipolare la realtà a suo favore. Non ci sono mai stati, peró, episodi di violenza nel suo passato.

Il cruccio del lavoro

«Io non ho sentito nulla - racconta una vicina - non ho sentito nulla questa sera né in altre occasioni. Non c’erano litigi o almeno io non ho mai sentito urlare. Questa sera ho visto i lampeggianti e ho pensato che ci fosse stato l’ennesimo incidente in viale dei Mille». E aggiunge: «Alberto l’ho visto ieri con il padre. Era sempre insieme a lui. Passeggiavano per strada. Lui era giù di morale perchè non riusciva a trovare un lavoro. Da mesi cercava un impiego ma non riusciva a trovare occupazione. Era demoralizzato. Ma con il padre non l’ho mai visto o sentito litigare. Quello che è accaduto è incredibile. Davvero».

I Biggiogero sono proprietari di due appartamenti uno sopra all’altro. Al piano terra ci viveva Alberto (prima di lui la nonna) «sino a qualche anno fa - raccontano i vicini - adesso era andato a vivere con i genitori. L’appartamento al piano terra è chiuso da mesi, ci sarebbe dovuto venire a vivere il fratello. È sempre stato un ragazzo problematico, il padre era impiegato, ha fatto di tutto per lui. Alberto ha avuto un’adolescenza turbolenta, per così dire, ed è cresciuto con dei problemi. La famiglia gli è sempre stata vicina peró. E lui non ha mai manifestato astio nei confronti di Ferruccio. Quello che è accaduto è incredibile».

Biggiogero a quanto pare si era rimesso in carreggiata, o almeno si stava curando. Il suo cruccio più grande era quello di non trovare un lavoro. «Odiava l’idea di non essere indipendente. Di dover ancora gravare sui genitori» dicono i vicini.


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