Le unioni civili in sala matrimoni

Le unioni civili in sala matrimoni

La Città Giardino non discrimina. Oltre una decina le coppie pronte

Le Unioni civili a Varese saranno avranno lo stesso riguardo dei matrimoni. Sembrerebbe scontato per chi non conosce bene il testo della Legge Cirinnà, invece la decisione dell’amministrazione comunale è molto importante, dal momento che le unioni tra persone dello stesso sesso non godono ancora dello stesso status del matrimonio tradizionale. Tanto che in Italia accade che, come denuncia la comunità gay nazionale, in alcuni comuni le unioni civili vengano celebrate addirittura nella “sala dei divorzi”. È il caso recentemente avvenuto a Trieste, dove una coppia gay ha avviato l’iter per unirsi civilmente e si è sentita rispondere, come riporta il quotidiano “Il Piccolo”, che l’ufficio si sarebbe limitato a registrare l’atto, nella sala dedicata alle pratiche dei divorzi, solo da lunedì a venerdì in orario di lavoro. Di avere a disposizione la sala matrimoni neanche a parlarne. Completamente diversa la situazione a Varese, dove dall’ufficio anagrafe confermano che le celebrazioni delle unioni civili verranno effettuate nelle stesse stanze dei matrimoni: innanzitutto, quindi, la sala matrimoni al primo piano di Palazzo Estense. Quindi la possibilità, da parte delle coppie, di chiedere la celebrazione anche ai Giardini Estensi o al Castello di Masnago, novità introdotte per i matrimoni tradizionali lo scorso anno. A Varese sono oltre una decina le coppie gay che hanno chiesto informazioni sull’iter per legalizzare finalmente la propria unione. Ieri mattina l’ufficio anagrafe ha formalizzato il primo atto per una coppia di donne, mentre è avviato l’iter anche per la seconda coppia, in questo caso di uomini, che potranno unirsi rispettivamente a fine agosto e a inizio settembre. Devono passare almeno 15 giorni dalla formalizzazione dell’atto alla possibilità di celebrare il rito di unione. A celebrare l’unione sarà lo stesso sindaco Davide Galimberti, compatibilmente con i propri impegni istituzionali. In poche parole, al contrario dei sindaci leghisti che invocano la cosiddetta obiezione di coscienza, il primo cittadino di Varese delegherà la cerimonia solo in caso di stretta necessità, ovvero impegno improrogabili, cercando di essere presente il più possibile. La sensibilità della nuova giunta su questo tema si può vedere anche dal fatto che, come confermano dall’Arcigay di Varese, a settembre l’esecutivo discuterà dell’ingresso del Comune nella rete antidiscriminazione RE.A.DY., nata anni fa e nella quale si trovano diverse amministrazioni locali. L’obiettivo delle Pubbliche amministrazioni che vi hanno aderito è di «promuovere, sul piano locale, politiche che sappiano rispondere ai bisogni delle persone Lgbt, contribuendo a migliorarne la qualità della vita e creando un clima sociale di rispetto e di confronto libero da pregiudizi».

«Il sindaco, tramite la segreteria, mi ha assicurato che a settembre discuteranno in giunta dell’ingresso del Comune di Varese nella Rete RE.A.DY., la Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere» conferma il presidente di Arcigay Varese Giovanni Boschini in una nota su Facebook.


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