Lo sport per disabili non va in ferie

Lo sport per disabili non va in ferie

La Polha organizzerà al Lido della Schiranna corsi di nuoto ad hoc per bambini e ragazzi diversamente abili

VARESE - Polha porta alla Schiranna “Sport SI Può estate”. Il martedì mattina la piscina del Lido accoglie bambini e ragazzi disabili per corsi di nuoto preparati ad hoc.

«Collaboriamo da anni con la Canottieri Varese - spiega Daniela Colonna Preti, presidente della POLHA – Varese, Associazione Polisportiva per Disabili–. La loro sede ospita il rimessaggio delle barche per il kayak coi disabili. Questo rapporto ha fatto sì che a gennaio, quando ha partecipato al bando per la gestione della piscina, nascesse una collaborazione. Tra le diverse attività che avrebbero portato punteggio alle proposte, infatti, c’era la richiesta di proporre iniziative per disabili e abbiamo studiato insieme la fattibilità di un progetto».

Così è nata l’idea della versione estiva di “Sport SI può”. «L’aveva avviato, anni fa, l’ente provinciale ed era gestito da diverse realtà associative per offrire corsi di nuoto ad alunni disabili delle scuole primarie e secondarie di primo grado del territorio, in orario scolastico con la collaborazione dei loro insegnanti di sostegno o dei loro educatori».

Dal 2004 ininterrottamente il progetto è seguito da Polha che, nel tempo, ha ampliato il numero dei partecipanti e i comuni coinvolti «quando, tre anni fa, la Provincia non ha più potuto finanziare il progetto, ce ne ha lasciato la titolarità. Da allora ogni anno cerchiamo risorse per portarlo avanti, anche perché i ragazzi che partecipano non sono soci della polisportiva».

Oggi è una realtà che riguarda 230 bambini, 35 istruttori e 7 comuni - da Busto Arsizio, Caronno Pertusella, Castiglione Olona per Venegono, Tradate, Luino, Saronno e Varese.

Per mettere insieme i circa 40 mila euro necessari «c’è un bel puzzle di contributi dai bandi di concorso alle erogazioni liberali». Nella piscina scoperta, affacciata sul lago, i corsi hanno preso il via da poche settimane e coinvolgono poco meno di una decina di bambini.

«Abbiamo avuto poco tempo, rispetto al consueto, ma siamo squadra rodata e siamo partiti. Col presidente della Canottieri Varese, Morello, abbiamo definito l’attività, posizionandola per 2 ore nella tarda mattinata del martedì».

È un progetto elastico. «I ragazzi arrivano di settimana in settimana, a seconda delle partenze per le vacanze, mentre durante l’anno la presenza è più sistematica perché legata al calendario scolastico. A differenza della versione “invernale” sono tutti abbastanza piccoli, in particolare delle elementari, non sono autonomi e non sanno nuotare, quindi necessitano di un istruttore».

Un’esperienza che vale la pena provare, secondo Daniela, anche solo per poche lezioni. «Aiuta a “rompere il ghiaccio” con una disciplina che davvero fa sempre bene e non solo dal punto di vista sportivo. Alcuni non hanno la possibilità di andare in piscine private e con questo progetto trovano istruttori che sono quasi tutti laureati in Scienze Motorie e insegnanti di sostegno». L’approccio del nuoto paralimpico è poi specializzato per chi ha difficoltà motorie o cognitive. «Uno dei problemi che hanno i bimbi con disabilità cognitive – e sono più numerosi quello– è la relazione essere seguiti in maniera specifica con un rapporto uno a uno, ma avendo anche la possibilità di relazionarsi con compagni è molto educativo». L’obiettivo non è formare dei campioni. «I corsi hanno finalità sportive, ma passano attraverso educazione, autostima, autonomia che sono tutti ambiti importanti anche per genitori di questi bimbi». L’attenzione della Canottieri Varese «verso il mondo della disabilità, l’integrazione, l’apertura a cose mai fatte prima: sono tutti bellissimi segnali. Noi siamo sempre disponibili a collaborare e orgogliosi e contenti della disponibilità dei tecnici coinvolti».


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