Mimetiche e droni nell’ex Conciaria:c’è la guerra “soft”

Mimetiche e droni nell’ex Conciaria:c’è la guerra “soft”

Il “softair” è un gioco con decine di appassionati. E la Seal Varese nell’immobile di via Jamoretti ha allestito un vero e proprio campo di battaglia

VARESE - Tute mimetiche, scarponi, fucili e droni da ricognizione: così la ex conciaria di Valle Olona si trasforma in un campo di battaglia, consumato da decine di appassionati di “softair”. Sì perché qui la guerra, per fortuna, è solo un gioco, uno sport, praticato e organizzato dalla squadra “Seal Varese softair” che ha preso in diretta gestione tutta la parte della ex conciaria che si snoda accanto all’Aspem, dalla via Jamoretti in avanti.

Tecniche, tattiche e strategie

Il Softair è a tutti gli effetti un gioco di guerra, uno sport definito in italiano anche come “tiro tattico sportivo” che si basa su tecniche, tattiche e strategie militari. Il Varesotto conta diverse squadre e quella dei Seal che ha trovato casa a Valle Olona è nata cinque anni fa: «All’inizio ci allenavamo in un bosco privato dalle parti di Binago, ma poi abbiamo trovato qui un contesto urbano perfetto – racconta il segretario del gruppo, Matteo Giordano – mentre per le azioni in campo aperto abbiamo a disposizione tre chilometri di bosco a Velmaio». Per gli appassionati del genere trovare un ambiente urbano in cui sperimentare tattiche militari è tutt’altro che banale.

Ma la ex conciaria, o quel che ne rimane, con i suoi capannoni fatiscenti, bombardati dal tempo e dalle intemperie, è un contesto di guerra più che credibile. «Quando abbiamo preso in gestione questo posto, dopo anni di abbandono, era davvero degradato – raccontano i ragazzi di Seal – noi l’abbiamo ripulito e lo teniamo vivo».

Con le Forze dell’ordine

Sono più di venti gli iscritti all’associazione presieduta da Luca Parisi, «ma quando ci troviamo la domenica siamo una sessantina a giocare». E il gioco cambia sempre, per tattica, trama e obbiettivi. Le armi utilizzate in questo sport sono rigorosamente dei giocattoli (benché ispirati ad armi vere), che funzionano solo ad aria compressa. E le divise dei giocatori non possono essere riproduzioni di quelle realmente in uso nelle Forze armate. Altra precauzione, per evitare rischi di procurato allarme, ogni “partita” deve essere preventivamente comunicata a Polizia e Carabinieri. Che, a quanto pare, si sono lasciati sedurre dalle potenzialità del contesto «tanto che ci hanno chiesto di collaborare, o meglio di mettergli a disposizione l’ex conciaria per delle esercitazioni in un contesto urbano davvero suggestivo, impossibile da ricreare nelle palestre o nei campi», racconta Giordano.

Tanti appassionati attorno a questo sport ma anche tanti scettici, cui la squadra di Varese risponde con molta chiarezza e disponibilità: «Attorno ai giochi di guerra ci sono tanti pregiudizi – spiegano – ma il softair in particolare è innanzi tutto un gioco di squadra, basato sul lavoro di gruppo e sull’onestà». Sì perché se vieni colpito non c’è nessuna chiazza di colore a testimoniarlo. «Quale che sia la missione del gioco, il nostro obbiettivo se partiamo in dieci, è quello di arrivare in dieci alla meta», afferma Giordano, ricordando che i “Rambo” di turno non sono ben visti dalla squadra.

Non eroi ma squadra

«Lo scopo non è giocare a fare l’eroe, ma vincere tutti insieme, ragionare, usare la logica e la tattica». Le mimetiche e le armi riprese nei video fatti con il drone della squadra e pubblicati sulla pagina Facebook dei Seal sono tanto realistiche, ma l’ansia scompare al pensiero che, almeno qui, la guerra è solo un gioco.


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