«Nessuna discriminazione. Era solo esasperazione»
La via dove la donna ha abitato per anni (Foto by Varese Press)

«Nessuna discriminazione. Era solo esasperazione»

Le reazioni. Parla uno dei residenti nella palazzina della donna

«Secondo me il biglietto scritto a Karima non è frutto di razzismo, ma dell’esasperazione».

A parlare è uno dei residenti in via Varchi, interpellato ieri fuori dal civico 14.

«In quell’appartamento ne succedevano di ogni e i vicini di casa non ne potevano più di sentire rumori a tutte le ore. Tante volte abbiamo visto arrivare le auto della polizia e dei carabinieri. La gente non stava più tranquilla. Il razzismo da noi non c’è, anche perché gran parte dei residenti sono stranieri. Si vive bene insieme, non c’è un clima di intolleranza». Il residente racconta che «la popolazione nelle case di via Varchi è cambiata molto negli anni.

All’inizio le palazzine erano tutte “a canone moderato” ed erano abitate da famiglie del sud emigrate a Varese per lavorare. Successivamente, gli appartamenti sono stati acquistati dalle famiglie, e l’intero complesso è diventato privato. Più recentemente, in molti appartamenti si sono trasferiti stranieri. Ma senza che sia mai successo nulla».

Il tema della violenza contro le donne è caro all’assessore ai servizi scolastici e pari opportunità Rossella Dimaggio, che ricorda che a Varese esiste la «rete antiviolenza», di cui – tra gli altri - fanno parte polizia, carabinieri, Ats Insubria e associazioni con i centri antiviolenza. «Si tratta di centri che danno supporto psicologico e intervengono anche in questioni più pratiche, per esempio aiutano la donna a farsi assistere da un legale. A volte capita che le donne denuncino la violenza, ma non si rivolgano ai centri. Io ho intenzione di far conoscere di più questa opportunità riempiendo la città di bigliettini. Li voglio lasciare ovunque, dalla posta al supermercato. Questo per offrire un conforto in più alle donne vittime di violenza».

Inoltre, quando una donna è reputata essere in pericolo di vita, e arriva in ospedale o si presenta alle forze dell’ordine a violenza conclamata, viene condotta in una casa rifugio segreta, dove può trattenersi per un periodo limitato di tempo. Varese è stata una delle prime città a offrire questa opportunità attraverso l’impegno di associazioni del territorio, ma il servizio avrebbe bisogno di più fondi per essere implementato.

Secondo l’assessore Dimaggio, è importante insistere anche sulla prevenzione, per evitare la violenza di genere: «Cammino da fare ce n’è ancora tanto. Ma reputo positivo che siano iniziati dei percorsi di prevenzione con l’università che avranno una valenza educativa molto forte».


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