Omicidio Macchi, martedì ancora in aula. Due i nodi principali da sciogliere
Lidia Macchi fu uccisa tra il 5 e il 6 gennaio 1987 (Foto by Archivio)

Omicidio Macchi, martedì ancora in aula. Due i nodi principali da sciogliere

La distruzione dei 13 vetrini contenenti tracce dell’assassino e il “complotto di Brescia” saranno le questioni sul tavolo

Omicidio Lidia Macchi: martedì nuova udienza. E si potrebbe alzare il velo su due questioni centrali al processo: quella relativa alla distruzione dei 13 vetrini contenti tracce di Dna dell’assassino e quella inerente il “complotto di Brescia” per salvare Stefano Binda, così come Patrizia Bianchi la super teste sulla cui testimonianza si basa molto dell’accusa, ha definito in sede d’udienza la dichiarazione dell’avvocato Piergiorgio Vittorini, che alla prima udienza inviò una lettera dichiarando di rappresentare una persona che ha ammesso di essere il vero autore della lettera anonima “In morte di un’amica”.

Ma andiamo per ordine. Terminati i testi della difesa, sarà la parte civile, rappresentata da Daniele Pizzi, legale e amico della famiglia Macchi, a chiamare chi andrà a deporre. E nell’elenco rivelato da Pizzi al termine dell’udienza di venerdì, Pizzi ha sciolto la riserva in aula, compare il nome di Ottavio D’Agostino. Lidia Macchi, studentessa varesina di 20 anni, fu assassinata nella notte tra il 5 e il 6 gennaio 1987 con 29 coltellate. Il corpo fu ritrovato il 7 gennaio al limitare dei boschi del Sass Pinì di Cittiglio. Il 15 gennaio 2016, 29 anni dopo quel delitto, fu arrestato con l’accusa di aver assassinato la ragazza Stefano Binda, 50 anni, di Brebbia, ex compagno di liceo della ragazza.

Binda ora siede davanti alla Corte d’Assise presieduta da Orazio Muscato. Prima di essere uccisa Lidia ebbe un rapporto sessuale: 30 anni fu raccolto dal suo cadavere liquido seminale. Con tracce del Dna dell’assassino. Tracce in parte contenute in 13 vetrini custoditi all’ufficio corpi di reato del tribunale di Varese sino al 2000. Vetrini che avrebbero, oggi, potuto certificare se Binda sia o meno l’assassino di Lidia. Nel 2000 quei reperti furono distrutti su ordine dell’allora responsabile dell’ufficio gip D’Agostino. Che martedì sarà ascoltato in merito a quella decisione. Nella stessa giornata comparirà in aula anche Adriano Paroli, avvocato, ex sindaco di Brescia che Bianchi ha accusato, con spontanee dichiarazioni rilasciate alla Mobile, di far parte di un complotto bresciano per scagionare Binda. Paroli probabilmente avrà qualcosa da dire su questo. Bianchi, in aula, ha dichiarato che a riferirle il dettaglio fu l’amico Stefano Varano, che l’accusa dovrà citare nelle prossime udienze.


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