«Reclutava terroristi». Ombra Jihad  su Varese

«Reclutava terroristi». Ombra Jihad su Varese

L’arresto - Fermato un giovane siriano, accusato di associazione e arruolamento con finalità di terrorismo

È Mahmoud Jrad, 23 anni, disoccupato, il giovane siriano arrestato a Varese ieri mattina per associazione e arruolamento con finalità di terrorismo. Sarebbe un reclutatore di jihadisti.
Gli uomini della Digos di Varese lo hanno fermato in via Tarvisio, dove il ragazzo, primo di nove figli, vive con la famiglia. Insieme al giovane, indagate 6 persone tra le quali tre imam, due nel capoluogo ligure e un terzo a Rapallo. Indagato anche il fratello più giovane del 23enne che avrebbe dovuto accompagnarlo in un viaggio in Siria, non è chiaro se per convinzioni nette o perché in qualche modo la famiglia lo volesse accanto al primogenito. I familiari avrebbero sempre osteggiato le idee radicali del ragazzo che a Genova ci era rimasto nove mesi, per poi fare ritorno a Varese per quattro mesi, dopo aver subito un processo di radicalizzazione rapida che lo ha visto esternare le sue convinzioni attraverso i social network. Il fermato voleva recarsi in Siria per unirsi alle fila di Jabat al Nusra («Partigiani del soccorso al popolo della Grande Siria»), un gruppo di rivoltosi armati, legato ad Al Qaeda. Tra l’altro, lo stesso gruppo protagonista del rapimento nel 2014 delle due cooperanti italiane Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, poi liberate. Per tutte le persone oggetto di indagini il reato contestato è quello di partecipazione ad associazione con fini di terrorismo. Sequestrati documenti e computer, con email in arabo che attendono di essere tradotte. La pianificazione dell’imminente viaggio ha portato l’autorità giudiziaria ad emettere la misura pre-cautelare del fermo per pericolo di fuga. A far partire l’indagine della procura genovese, un input dell’intelligence. C’è un punto di contatto tra l’indagine che ha portato al fermo di oggi del 23enne e l’arresto dei libici fermati all’inizio dell’anno al porto di Genova. In entrambi i casi i fermati avrebbero avuto rapporti con un soggetto oggetto di perquisizioni oggi nel capoluogo ligure.
Mahmoud Jrad, nato nel 1993 in Siria dove tornò nel 2015 per due mesi circa, è arrivato in Italia 8 anni fa. Dopo essere rientrato dal suo paese natale, il giovane ha stazionato qualche tempo proprio a Varese, dove risiede insieme alla famiglia, si è spostato a Genova, per poi trasferirsi a Roma per un lavoro da elettricista. Una parentesi della vita di Mahmoud durata poco: il ragazzo si è infatti licenziato a causa dei forti contrasti con gli altri colleghi di fede musulmana, sempre per ragioni legate alle sue idee estremiste. Il padre del 23enne è in Italia dal 2009; intorno al 2012 il giovane lo ha raggiunto insieme al resto della famiglia, composta da madre e quattro fratelli. Ma Jrad non avrebbe mai voluto integrarsi e, nel corso della sua permanenza in Italia, si è sempre più rifugiato nella fede: l’operazione infatti è stata chiamata Fitna che, in lingua araba, ha diversi significati e indica «dissidio, conflitto, tormento» proprio perché il giovane, secondo quanto emerso dall’indagine, era tormentato e riluttante a integrarsi come aveva fatto la sua famiglia. I parenti, di fronte alla sua idea di tornare in Siria a combattere, avevano tentato di tutto per fermarlo, senza esito. Gli inquirenti hanno sequestrato materiale informatico e cartaceo. L’obiettivo degli investigatori ora è capire perché il 23 enne si sia recato spesso a Genova.
«Il nostro lavoro di prevenzione contro la minaccia terroristica, si basa anche su una forte attività investigativa ed è proprio a seguito di un lungo e articolato lavoro di indagini - portate avanti dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, con il concorso della Digos e della Polizia Postale e delle Telecomunicazioni di Genova e Milano, in sinergia con le Agenzie di Intelligence e con il coordinamento della Procura Distrettuale Antiterrorismo di Genova - che oggi abbiamo raggiunto un altro importante risultato». Così il ministro dell’Interno, Angelino Alfano: «Si tratta di un successo investigativo di alto livello, che ha consentito il fermo di un giovane siriano per reato di partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo internazionale. Infatti - aggiunge - il siriano aveva manifestato l’intenzione di recarsi in Siria per unirsi al gruppo islamista Jabat al Nusra. È significativo specificare che il fermo del siriano è stato possibile grazie alle nuove norme antiterrorismo, da me fortemente volute, in particolare la fattispecie che configura l’auto arruolamento. Le nostre leggi, quindi, funzionano e la sicurezza dei cittadini, in questo particolare momento in cui nessun Paese è a rischio zero, è e continuerà ad essere una priorità».


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