Sanzionati dal Csm i pm Abate e Arduini
Ai pubblici ministeri spetta la decisione di ricorrere o meno in Cassazione (Foto by Olycom)

Sanzionati dal Csm i pm Abate e Arduini

La decisione - Entrambi i pm, che indagarono sulla morte di Uva, si sono difesi da soli e hanno respinto le accuse. Ora hanno quindici giorni per il ricorso

Perdita di due mesi di anzianità e trasferimento a Como. È questa la sanzione comminata dal Consiglio Superiore della Magistratura al pm Agostino Abate, il primo magistrato che indagò sulla morte di Giuseppe Uva, avvenuta il 14 giugno del 2008, l’artigiano che fu fermato con l’amico Alberto Biggiogero in via Dandolo mentre, ubriaco, spostava delle transenne in mezzo alla strada. Uva fu portato nella caserma carabinieri di via Saffi dove rimase, lo ha stabilito il processo, circa 15 minuti, e morì alcune ore dopo all’ospedale di Circolo di Varese dopo essere stato sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio. Anche il pubblico ministero, Sara Arduini, è stata sanzionata dal Csm per il modo in cui ha condotto quell’inchiesta, e per lei è infatti arrivata una censura. I due pubblici ministeri indagarono insieme su quella morte mandando a giudizio i medici che ebbero in cura Uva. Il Consiglio Superiore della Magistratura ha sostanzialmente accolto la richiesta avanzata dal sostituto procuratore generale della Cassazione Giulio Romano, davanti alla disciplinare del Csm, presieduta dal consigliere Antonio Leone. Il pg ha chiesto la sanzione della censura per il pm Arduini mentre per Abate, che al momento svolge funzioni di giudice a Como, la perdita di anzianità di 6 mesi e il trasferimento ad altro ufficio. I due magistrati - che davanti al tribunale delle toghe hanno deciso di difendersi da soli, e hanno respinto ogni accusa - sono finiti sotto processo disciplinare per essere «venuti meno ai doveri di diligenza, laboriosità e correttezza - si legge nell’atto di incolpazione formulato dalla Procura generale della Cassazione - omettendo e ritardando il compimento di atti relativi all’esercizio delle loro funzioni». Nell’ambito del processo penale sul caso Uva, la Corte d’assise di Varese aveva assolto dall’accusa di omicidio preterintenzionale sei poliziotti e due carabinieri «perché il fatto non sussiste». «Non si tratta di entrare nel merito delle valutazioni discrezionali del pm - ha detto il pg Romano - non ci interessano gli esiti processuali, ma a nostro parere non vi è stata correttezza nel seguire le norme procedurali». Lucia Uva, sorella di Giuseppe, ha da sempre sostenuto che il fratello fu picchiato a morte da poliziotti e carabinieri. Dal processo non è emerso nulla che facesse ipotizzare un simile scenario. Uva, tra l’altro, non presentava lesioni. Nulla che potesse indicare che fosse stato picchiato morte. Sul banco dei testimoni sono sfilati medici, infermieri, personale del 118: tutti hanno spiegato come Uva non presentasse segni di pestaggio, descrivendolo come estremamente agitato. Tre anni fa il procuratore facente funzione di Varese, Felice Isnardi, ripercorse l’intera inchiesta facendo nuove indagini e ascoltando nuovi testimoni. Quindi, come Arduini e Abate prima di lui, chiese l’archiviazione per i sei poliziotti e i due carabinieri sotto inchiesta. Il procuratore, Daniela Borgonovo, chiese, in sede di requisitoria processuale, l’assoluzione con formula piena per gli imputati. I pmAgostino Abate e Sara Arduini hanno 15 giorni per il ricorso in Cassazione. La Massima Corte avrà quindi un anno di tempo per decidere se accogliere o rigettare il ricorso. Allo stato attuale il pm Abate resterà a Como dove è stato trasferito qualche mese fa.


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