«Serve un hub varesino per aiutare la Prefettura e accogliere con umanità»
Filippo Pinzone (a sinistra), presidente provinciale di Acli (Foto by Varese Press)

«Serve un hub varesino per aiutare la Prefettura e accogliere con umanità»

«Uno spazio dedicato migliorerebbe le cose»

Un hub varesino per una migliore e più dignitosa gestione del fenomeno dei migranti in provincia. È la proposta avanzata dal Coordinamento Migrante al Prefetto di Varese Giorgio Zanzi. Un progetto delicato che molto potrebbe fare per l’accoglienza ma anche per «il lavoro difficile che svolge la Prefettura», spiega il presidente provinciale Acli Filippo Pinzone. Che parla, senza ironia, di transumanza “a Milano” quando si tratta di dover gestire gli arrivi. È Pinzone stesso che, sempre senza ironia, fa la caricatura (ma neanche troppo) di ciò che accade quando si tratta di gestire i nuovi arrivi. «Uno spaccato assurdo – dice il presidente Acli – Abbiamo una donna con minori. Ah no io la donna con minori non la prendo e altri spaccati simili». L’immagine è quella di confusione. E forse di approssimazione. Di una mancanza di dignità per i migranti anche. E di certo di una difficoltà nel gestire il fenomeno di fronte ad un bacino territoriale troppo ampio. «Un hub varesino, uno spazio dedicato all’accoglienza sul nostro territorio migliorerebbe molto le cose – spiega Pinzone – Un confronto diretto qui tra Prefettura e realtà che si occupano di accoglienza». Pinzone fa un esempio. «Arrivano 600 nuovi migranti (il numero è un esempio è bene specificare visto il clima che non è previsto al momento l’arrivo in provincia di Varese di 600 migranti) da accogliere. Arrivano nella nostra provincia. L’hub consentirà una gestione diretta dell’accoglienza, calata sul nostro territorio, attraverso un confronto tra istituzioni e realtà impegnate nell’accoglienza del territorio».

La Prefettura avrebbe immediatamente un quadro di riferimento preciso e l’accoglienza, si parla sempre di accoglienza diffusa non di migranti “stipati” in centri isolati, sarebbe più rapida coinvolgendo tutto il territorio. Martina Vitalone, della cooperativa Lotta contro l’emarginazione, affronta anche la questione «business dei migranti. Non è un affare, il denaro che lo Stato italiano mette a disposizione per l’accoglienza è un investimento».

I famosi 30 euro al giorno non sono un affare «non devono essere intesi come tale», spiega Vitalone. Si investe su personale formato all’accoglienza. Si investe sull’integrazione vera: corsi di italiano per i migranti, mediatori culturali. «Integrazione vera». Un migrante integrato è parte della società. Opera all’interno di questa società: non è un costo. «È una risorsa». E Pinzone non risparmia critiche anche al sindaco di Busto Arsizio Emanuele Antonelli, sulla questione del ritardo nel rilascio delle carte di identità ai migranti ospitati nel centro KB. «È un loro diritto. È diritto di ogni cittadino – spiega il presidente – non si dice: venite due alla volta, dopo aver fatto attendere per l’ottenimento di un diritto. Si rilascia, come prevede la norma, la carta di identità. Che serve ai migranti, come a qualunque altro cittadino, ad esempio per poter trovare un lavoro». Pinzone chiude annunciando l’annuale appuntamento con Piazze nel mondo-il mondo al centro di Varese, fissato per il prossimo 24 settembre. Danze , musiche, incontro, testimonianze: un modo per mettere i varesini in contato con chi è accolto. «Ho visto il futuro è il titolo dell’edizione di quest’anno – dice Pinzone – e non è casuale».


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