Sul camping di Azzate nessuna decisione del Tar. Gli ex residenti chiedono 20 milioni
Gli ex residenti del camping chiedono 20 milioni di euro al Comune (Foto by Archivio)

Sul camping di Azzate nessuna decisione del Tar. Gli ex residenti chiedono 20 milioni

In sospeso anche la decisione della cassazione, che potrebbe annullare il provvedimento di confisca

AZZATE - Camping di Azzate: cinque anni dopo lo sgombero si discute davanti al Tar. Ex residenti contro il Comune: «Stop all’ordinanza di demolizione e risarcimento da 20 milioni di euro per noi - dicono gli “sfrattati” - Abbiamo chiesto che l’udienza odierna fosse rinviata a dopo il 29 settembre, data in cui sarà celebrata l’udienza in Cassazione – spiega Alberto Zanzi, legale degli ex residenti – il tribunale amministrativo regionale ci ha comunque fatto discutere nel merito. Riservandosi su ogni aspetto della vicenda».

È possibile, quindi, che l’iter davanti al Tar arriverà a pronunciamento in ogni caso a settembre. La vicenda è nota: il camping, secondo la magistratura varesina, negli anni era diventato invece una sorta di comune a se stante. Le circa 500 persone che ci vivevano, sgomberate nel 2012, si erano comprate la classica piazzola da campeggio, edificandola con graziose casette in legno, dotate di allaccio alla rete fognaria, alla linea elettrica e a quella idrica.

Per la procura di Varese un maxi abuso edilizio-urbanistico: un paese sorto senza alcuna regolamentazione. Ci fu il processo agli amministratori della società che gestiva il tutto, oggi arrivato al secondo grado. Tutti gli imputati sono stati assolti in appello o perché il fatto non costituisce reato (per alcune contestazioni) o per intervenuta prescrizione (in relazione ad altri capi di imputazione). Nessuna condanna, dunque. Tuttavia in entrambi gradi di giudizio i magistrati hanno ritenuto che, pur senza pena, essendo il terreno stato abusivamente lottizzato l’area deve essere confiscata.

E chi qui ha vissuto per anni, che ha speso migliaia di euro per comprare il terreno e costruire la propria casa andrebbe a perdere tutto. Ed è su questo preciso punto che è incardinato il ricorso al Tar: «Non si può ignorare il fatto che quella situazione insisteva da 30 anni alla luce del sole – spiega Zanzi – ne che chi viveva lì ha versato allo stesso Comune che da un giorno all’altro ci ha accusato di non essere in regola, oneri di urbanizzazione, tassa rifiuti e ha ottenuto regolarmente l’allaccio alla rete fognaria e a tutti i servizi necessari ad un’abitazione».

Demolendo si arrecherebbe un danno a chi, in buona fede, ha comprato e costruito pagando il dovuto alle istituzione e ottenendo dalle stesse gli allacci. Il Tar ha già disposto la sospensiva dell’ordinanza: «ci auguriamo che la estenda- dice Zanzi - Da 5 anni chi viveva al camping è stato privato di una proprietà. Cinque anni di mancato godimento di un bene per 500 persone. Sul piatto c’è una richiesta da 20 milioni di euro per il danno da noi patito», dice il legale.

Che spiega: «Aspettando la decisione della Cassazione si sarebbe evitato di avere due sentenze che potrebbero configgere tra loro. Anche perché la Cassazione, chiamata a decidere su questo punto, potrebbe stabilire che non ci fu lottizzazione abusiva, visto che la legge è posteriore alle costruzioni e non può essere applicata retroattivamente. Senza lottizzazione abusiva riconosciuta cadrebbero le ragioni della confisca del terreno».


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