Tubi verticali e orizzontali per ridare speranza al lago
Santo Cassani (Foto by archivio)

Tubi verticali e orizzontali per ridare speranza al lago

Dall’associazione Sarisc la nuova idea per il bacino varesino. Il costo? 12 milioni

La quantità di fosforo presente nel lago di Varese potrebbe diminuire grazie a un ingegnoso sistemi di tubi orizzontali e verticali. I tubi orizzontali servirebbero per ridurre la portata che passa attraverso le condotte degli sfioratori di troppo pieno. Una parte di quelle acque sarebbe infatti deviata verso un nuovo depuratore, che verrebbe costruito tra Val Luna e Calcinate, e che si aggiungerebbe a quello di Bardello, alleggerendone il lavoro. Le acque depurate – attraverso un tubo posizionato sul fondo del lago - verrebbero poi versate in una vasca, a Cazzago, nella quale afferirebbe anche il prelievo ipolimnico (quello che preleva le acque cariche di fosforo dai sedimenti del lago). Una novità rispetto al passato è che le acque depurate non verrebbero più introdotte nel Bardello, ma - attraverso un sistema di pompe - nel Villoresi e nel Regina Elena e successivamente riversate nelle risaie e nei campi del Lodigiano e della Lomellina a Sud di Novara, dove verrebbero impiegate in agricoltura con la funzione di concimante.

Il tramite di Jacopo Fo

La soluzione – che per ora è solo una proposta - è stata illustrata venerdì sera, in villa Puricelli a Bodio, dall’associazione Sarisc presieduta da Santo Cassani, un uomo che vive vicino al lago da 80 anni e che ne ha a cuore il futuro. «Il progetto l’avevo in mente, ma la soluzione la devo a Jacopo Fo, il figlio del Premio Nobel Dario, che mi ha messo in contatto con le persone giuste, tra cui Ranieri De Ferrante, inventore di un depuratore a tubi verticali che ha numerosi vantaggi, come contenere i costi per la collettività e diminuire il volume di fanghi prodotti» racconta Cassani.
Ranieri de Ferrante, di HCDevelopment, ha illustrato il funzionamento del depuratore G-Turbo, una soluzione a basso impatto ambientale, realizzata in 20 località tra cui in Acea (a Roma), in grado di diminuire dell’80 per cento i fanghi prodotti. Questo grazie a un tubo verticale con parete di acciaio, dal diametro di un metro, impiantato a 60 metri di profondità nel terreno, nel quale avvengono reazioni chimiche, biologiche e fisiche.
«Ad una prima analisi, realizzare il progetto completo costerebbe 12 milioni di euro, dei quali 5 o 6 verrebbero spesi per il depuratore. I costi per il depuratore potrebbero essere coperti da una operazione di project financing coinvolgendo privati» precisa Cassani.

«Voglio altri dati»

«Ho partecipato al convegno e ho ascoltato con interesse. Ad oggi, il lavoro che abbiamo intrapreso con i comuni rivieraschi e con la Società per la Tutela e la Salvaguardia delle Acque del Lago di Varese e Lago di Comabbio (che ha in gestione il depuratore di Bardello) parte dal presupposto che bisogna sistemare gli sfioratori, che sono quelli che, quando piove molto, se non funzionano bene, non riescono a separare le acque di pioggia da quelle della fognatura – spiega Dino De Simone, assessore all’ambiente del comune di Varese - A Varese, inoltre, ci sono delle vasche che, quando piove, possono servire a compensare l’eccessiva acqua che arriva nelle fognature». «La seconda fase dei lavori prevede di riprendere a prelevare le acque dall’ipolimnio, cosa che anche nel convegno di Bodio è stata definita importante».
«Per quanto riguarda la realizzazione di un nuovo depuratore bisogna capire bene i costi e i benefici. In sintesi: va bene lavorare sugli sfioratori, sulle vasche, sul prelievo delle acque dell’ipolimnio ossigenandole e togliendo il carico di fosfati».
«Per analizzare altre proposte, come la costruzione di un secondo depuratore, mi servirebbero però ulteriori dati».


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