«Un’aggregazione centrista. Forza basilare del centrodestra»
Giorgio Ginelli (Foto by Archivio)

«Un’aggregazione centrista. Forza basilare del centrodestra»

Giorgio Ginelli dice sì al referendum e guarda alle regionali del 2018

«Referendum per l’autonomia, nel merito un sindaco di buonsenso non può che dire sì». Parola di Giorgio Ginelli, sindaco di Jerago con Orago, già vicepresidente della Provincia, alla guida del comitato dei sindaci per il Sì. «Ncd? Esperienza conclusa. Ora puntiamo ad aggregare gli spezzoni dispersi del centro».

Perché i sindaci pro-referendum?

Tra amministratori di centrodestra ci siamo trovati subito, trovando sponda anche in sindaci, come Magrini, che in Provincia sono alleati con il centrosinistra. Più autonomia significa maggiori risorse per dare maggiori servizi per i cittadini. Al di là delle questioni di metodo, nel merito e nella sostanza un sindaco di buonsenso non può che dire Sì. Ora vogliamo portare il tema fuori dai palazzi della politica, in mezzo alla gente.

Per il Pd il referendum non serve…

Mi sono interrogato anch’io, ma il percorso storico dice che le iniziative per l’autonomia sono rimaste lettera morta sia con i governi Prodi che Berlusconi. È un percorso che va incardinato in maniera molto forte, con un’espressione netta della volontà popolare, per poter portare a casa il risultato in Parlamento, cosa che finora non è successa.

La fotografia del comitato sembra quella del centrodestra unito di una volta?

Dopo tante diaspore, questa unità è già un successo, perché il centrodestra modello Lombardia si è già dimostrato determinante e in grado di aggregare anche forze che negli ultimi tempi hanno avuto un atteggiamento ondivago. Inoltre si apre una grande porta nei confronti del variegato mondo del civismo.

Se, come sempre più probabile, si voterà nel 2018, il referendum sarà un passaggio che potrà dire qualcosa in vista delle prossime scadenze elettorali?

Sotto il profilo politico, è un passaggio fondamentale. Ci sono passi da rispettare, ma c’è il tempo per consolidare un’alleanza aperta a forze civiche.

Tradate a parte, alle amministrative però ci sono state più divisioni che unità…

Compito della politica è trovare temi aggreganti, e il referendum per l’autonomia lo è, più che divisivi, quelli che in passato a causa dei personalismi hanno portato a risultati non lusinghieri per la coalizione del modello Lombardia. Tradate ha dimostrato come un centrodestra unito, compatto, in coalizione, con un candidato credibile, possa essere ancora la forza che i cittadini ritengono più autorevole. Come, con una veste diversa, a Cassano Magnago.

L’ex Ncd è in fase di ripensamento. Come vi presenterete alle regionali?

I moderati di centro, o giustamente ex-Ncd visto che si tratta di un’esperienza conclusa, hanno fatto una scelta in dissonanza rispetto alla linea nazionale, ovvero stare convintamente con il centrodestra. Da lì dobbiamo ripartire. Alternativa Popolare è uno stimolo all’aggregazione delle forze di centro, può essere l’innesco di un dialogo con tutti gli spezzoni al centro, io li chiamo “coriandoli”, per trovare temi che uniscano. Con personalità nuove, in grado di aggregare. Guardiamo con interesse al dialogo con Parisi, Scelta Civica, Udc, per una forza rappresentativa al centro in grado di dialogare con il centrodestra, per dare più peso alla componente moderata, di cui la politica ha grande bisogno.

Alternativi o uniti a Forza Italia?

Se non si trova un modo per aggregarsi, si resta tagliati fuori. Con Forza Italia c’è un’interlocuzione privilegiata, ma siamo diversi, per modo di fare politica. Non significa volersi sciogliere, ma proporre un polo moderato di centro in grado di dialogare con FI e compattarsi in una logica di coalizione. Con le opportune distinzioni.


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