Varese diventa più silenziosa. E i varesini alzano la loro voce

Varese diventa più silenziosa. E i varesini alzano la loro voce

Il pensiero dei cittadini dopo l’approvazione del nuovo regolamento di Polizia Urbana

VARESE - “Le strade son deserte, deserte e silenziose, un’ultima carrozza cigolando se ne va…”.

Sarebbe la citazione perfetta, che riassume quello che capiterà presto al centro varesino, se non fosse che, nel capolavoro di Domenico Modugno, tutto ciò accadde a mezzanotte. Già, perché il nuovo Regolamento di Polizia Urbana, siglato martedì scorso durante il Consiglio Comunale a Palazzo Estense, va a modificare alcune norme che erano in vigore da ben 47 anni. Due i principali emendamenti del documento, che entreranno in vigore non appena avverrà la pubblicazione sull’Albo pretorio prevista tra qualche giorno: il primo riguarda il divieto di fumare nei 7 parchi pubblici varesini, mentre il secondo, quello che ha alzato il “polverone” di critiche da parte dei cittadini, prevede che, da domenica a giovedì dalle 23 alle 7 e da venerdì a sabato da mezzanotte fino alle 7, i locali pubblici del centro città contengano al loro interno suoni e rumori, che potrebbero turbare la quiete pubblica.

Come prevedibile, a maggior ragione durante il periodo estivo, tale regolamento ha scatenato le ire dei commercianti, soprattutto dei proprietari di bar e ristoranti, che subiranno così una pesante limitazione sulla fascia oraria dell’attività. Ma non solo. A sentirsi “penalizzati” sono anche le migliaia di frequentatori del centro. Non a caso, siamo voluti scendere in strada il giorno dopo l’ufficialità del nuovo regolamento per raccogliere le testimonianze a caldo degli habitué della movida varesina.

Davide, 21 anni
«Mi sembra una cosa da pazzi, è come togliere l’ossigeno alla città di Varese. Il bello è vederla animata e piena di persone, vederla come un luogo d’incontro e di svago, non renderla una città vuota e deserta. Una città è definita tale perché oltre alle grandi costruzioni ci sono tante persone, che senso ha vederla priva di vita?».

Roberto, 22 anni
«Credo che Varese fosse “morta” già prima di questa decisione. A parte i soliti 2 o 3 bar, purtroppo non c’è mai niente da fare. Se poi impongono ciò è come gettare fango su fango. Piove sempre sul bagnato qui. Ho letto commenti di gente che trova giusto tutto questo perché abitando in centro sente troppo baccano, d’altronde si sa che questo è il rischio di abitare in quella zona. In estate è bello vedere corso Matteotti, piazza Monte Grappa piuttosto che piazza Carducci gremite, gente che si diverte in compagnia, si incontra con amici, parenti, colleghi di lavoro o di scuola, cercando di staccare dallo stress settimanale. Io stesso vivo nella piazza principale del mio comune in provincia di Varese, e quello che apprezzo è il vedere compagnie che si ritrovano in piazza seduti su una panchina anche solo per chiacchierare, ascoltando piacevolmente musica. Questo mi rende orgoglioso del mio paese, l’avvertire la sensazione di vivere in un paese vivo».

Gabriele, 23 anni
«Non puoi togliere la musica, soprattutto al sabato sera, ad una città. Penso sia la cosa più sciocca che si potesse fare. Senza pensare alla perdita economica per tutti i locali della zona, che per qualche attività potrebbe rappresentare il colpo di grazia del fallimento. Vorrei sottoporre all’amministrazione comunale un’esperienza che ho vissuto in prima persona: il 14 luglio ero a Nizza, e ad un anno esatto di distanza dall’attacco terroristico, per celebrare l’anniversario, la città francese ha vietato per tutto il giorno qualsiasi forma di rumore, di schiamazzo. Come se fosse il classico minuto di silenzio che, tuttavia, è durato per l’intera giornata. Un esempio a mio avviso toccante, vedere il lungomare abitualmente attraversato da fiumane di gente vuoto, malinconico, in cui il silenzio regnava sovrano. Tornando alla nostra realtà, un’immagine del genere non posso e non voglio rivederla, pensare ad una situazione del genere a Varese, allo scoccare della mezzanotte di tutti i sabati, mi fa rabbrividire».

Cala il silenzio

Il cuore di Varese si prepara al “silenzio notturno”. Molti storceranno il naso davanti al “coprifuoco” imposto dall’amministrazione comunale: forse, intervenire in maniera meno decisa sarebbe stato preferibile, invitando i titolari dei locali a moderare il volume della musica e degli schiamazzi, di modo da garantire la quiete pubblica e allo stesso tempo soddisfare la voglia di divertimento e di svago. Per ora, a Varese è giunta mezzanotte, si spengono i rumori, e si spegne anche l’insegna di quell’ultimo caffè.


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