Vivere in città ma senza fognatura. Il dramma dei residenti della Rasa

Vivere in città ma senza fognatura. Il dramma dei residenti della Rasa

Una delegazione di cittadini è stata ascoltata dal sindaco Galimberti

Ritornano i grandi numeri ai colloqui del giovedì del sindaco, la cui affluenza si era affievolita nei primi mesi dell’anno. Ben diciotto appuntamenti erano segnati infatti per la giornata di giovedì scorso, fra cui uno particolarmente affollato, che si componeva di sette persone, tutte provenienti dal quartiere della Rasa e precisamente da via Salve Regina: sette rappresentanti per altrettante famiglie residenti in una via che esce dalla provinciale e si innesta ad Oronco.

Un drappello di cittadini, fra persone anziane e giovani, che ha aspettato composto il suo turno, giunto a fine mattinata: il compito di portavoce è stato affidato al più giovane in assoluto, Mauro Paola, 18 anni, studente al Liceo del Sacro Monte.

«La Rasa è il “Terzo Mondo” di Varese, anzi dell’Italia intera” ha spiegato ironicamente. «Viviamo in una strada comunale nella quale, alle persone che erano venute ad abitarci negli anni Sessanta, ai miei nonni ad esempio, erano stati promessi i basilari servizi: luce, sistema fognaria e asfaltatura; ad oggi nella via siamo riusciti a stento a far mettere i lampioni, dopo vari ricorsi, cinque anni fa, ma dell’asfaltatura e della fognatura neanche a parlarne».

Si tratta di 9 civici in tutto: tre case hanno l’allacciamento, una non è abitata; il resto delle abitazioni ha il pozzo nero. Si tratta di edifici relativamente recenti, tutti risalenti agli anni Sessanta, in parte recentemente ristrutturati. «Ero già stato dal sindaco Galimberti la scorsa estate e lui mi aveva invitato a tornare con tutti i capofamiglia per ogni numero civico: ora siamo qui preventivo in mano. Gli chiediamo un aiuto economico perché abbiamo diritto come tutti i cittadini ad avere la fogna che si allacci alla rete della provinciale: la via è comunale. Tutte le altre vie limitrofe del resto ce l’hanno e non si capisce perché solo noi dobbiamo continuare a patire il disagio di dover periodicamente spurgare: vanno via, ogni tre mesi, sui duecento -trecento euro alla volta, per un totale di quattro volte l’anno. E il fatto che manchi la fogna ci impedisce di asfaltare la strada: dovessimo farlo, il giorno che l’avremo avuta vinta con la fogna dovremmo spaccarlo». L’area fa parte del Parco del Campo dei Fiori. La via Salve Regina è una strada sterrata che viene periodicamente sparsa di ghiaione e conseguentemente rullata. «Quando piove, il ghiaione scivola verso il fondo strada, sulla provinciale: il comune spende continuamente soldi per rullarla, mentre un’asfaltatura costerebbe decisamente meno di tutti questi interventi. «La nostra volontà è stata in passato è sempre stata respinta con la scusa dell’impatto ambientale: in realtà tecnicamente noi aiuteremmo a smaltire in modo sicuro le acque nere e non tagliamo certo alberi per farlo».


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