Dal mare di Genova al Monte Rosa

Dal mare di Genova al Monte Rosa

L’impresa - Per il morazzonese Raffaele Dalle Fratte 10 ore in bicicletta e 6 di scalata: da zero a 4200 metri

“FromZerotoRosa”, da Genova fino in cima al Monte Rosa: ecco la splendida impresa sportiva del morazzonese Raffaele Dalle Fratte. Partito sabato dal mare ligure inforcando la sua bicicletta ha percorso 240 chilometri, fino all’inizio del sentiero a piedi. Infine nel primo mattino di domenica ha raggiunto, scalando i ghiacciai del massiccio, la Piramide Vincent a 4200 metri.
«Ho scelto di partire dalla spiaggia di Voltri perché è lo stesso punto da cui è partito chi ha affrontato una sfida più complicata, ovvero raggiungere la sommità del Monte Bianco. In più è il punto vicino al mare con la distanza minore per raggiungere la montagna. Faccio sport da sempre – racconta Raffaele, classe 1990 – Arrampico, corro, vado in bicicletta, pratico sci alpino e altre diverse attività».

La genesi di un’idea

L’idea di percorrere tanti chilometri, per 10 ore, sulle due ruote per poi proseguire a piedi per 6 «mi è venuta la scorsa primavera, dopo aver iniziato a fare dei lunghi giri in bicicletta e a piedi con gli amici». Qualche mese di attività specifica che si è sommata a una vita di sport. «La salita sul Rosa a piedi e con gli sci l’avevo già fatta molte volte, ma la parte precedente, in sella, mi mancava». Il periodo è stato scelto per opportunità. «Durante la settimana lavoro, collaboro con uno studio che si occupa di ingegneria ambientale, perciò ho optato per il fine settimana. In più ero in ferie e quando ho visto che il tempo era buono mi sono deciso, anche grazie alla disponibilità di un amico per aiutarmi sul pezzo del ghiacciaio». Raffaele da conoscitore della montagna e da sportivo, infatti, non ha lasciato nulla al caso, compresa l’alimentazione. «In 16 ore, con una attività del genere, il corpo ha bisogno d’essere idratato e nutrito. Quindi sono stato attento a bere spesso e a mangiare qualcosa ogni ora, dalle barrette alla frutta». Il momento più stancante ha coinciso anche con quello in cui l’atleta ha capito che ce l’avrebbe fatta: «Dopo 10 ore sul sellino della bicicletta, riprendersi da un movimento diverso da quello del camminare e pensare di affrontare la salita a piedi, quando si hanno già chilometri e stanchezza nelle gambe, è stato difficile. Arrivato a Gressoney, però, dopo il percorso in solitaria, sapevo di poterlo portare a termine perché l’avevo affrontato parecchie volte». All’ultimo, il meteo sulla cima principale non era favorevole «perciò abbiamo ripiegato sulla Piramide Vincent qualche metro più in basso, ma più sicura». Poi, finalmente, ha raggiunto la vetta: «Sono stato davvero felice perché ce l’avevo fatta. Ho realizzato un sogno». Smaltite la fatica e le ore di sonno arretrate, dovute al percorso notturno, il ventiseienne di Morazzone pensa già al prossimo obiettivo: «Anche se c’è chi l’ha già affrontata, si potrebbe pensare alla sfida, al Monte Bianco, magari il prossimo anno ».


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