Migranti all’Edith Stein di Gavirate. Il sindaco Alberio non ci sta
L’istituto Edith Stein di Gavirate (Foto by Archivio)

Migranti all’Edith Stein di Gavirate. Il sindaco Alberio non ci sta

Una trentina di persone, provenienti dall’Africa, sono state alloggiate nella palestra della struttura

GAVIRATE - La nuova ondata di sbarchi di profughi sulle coste italiane investe anche la provincia di Varese. Una trentina di migranti provenienti dall’Africa, di età compresa tra i venti e i trent’anni, è stata collocata nella palestra dell’istituto superiore Edith Stein di Gavirate, di proprietà della Provincia di Varese, scatenando le proteste del sindaco Silvana Alberio. Il Comune ospita già da qualche mese, in un appartamento della ex pretura, nove richiedenti asilo, per il quale è stato avviato un progetto di accoglienza, in collaborazione con la Croce Rossa del Medio Verbano, che sta dando ottimi risultati in termini di integrazione. La Croce Rossa gaviratese si occuperà anche della gestione dei trenta profughi appena giunti in paese, esattamente come successe un anno fa, per una settimana, sempre nella palestra dello Stein, con altri ventidue migranti. Anche la permanenza degli attuali trenta ospiti appena arrivati dovrà essere giocoforza temporanea, fino ai primi di settembre, quando la scuola superiore riaprirà i battenti per il nuovo anno scolastico. «Non ce l’ho né con i migranti né con il Prefetto - premette la Alberio - ma è ora di finirla di scaricare sui Comuni i problemi che a livello centrale non si è in grado di gestire; sono due anni che ci sono sbarchi, non si può più parlare di emergenza». L’accoglienza è cosa buona, ma va fatta seguendo dei criteri. «Questa soluzione per i trenta migranti mi sembra un ignobile parcheggio - prosegue la prima cittadina - che progetto di accoglienza e integrazione si può mettere in piedi in due mesi di permanenza?». Non è collocando trenta persone in una palestra che si fa integrazione. «Spero che l’arrivo dei nuovi profughi non mandi a pallino il nostro progetto di accoglienza che sta funzionando molto bene - afferma la Alberio - i nostri nove migranti studiano, lavorano e fanno sport; li conosciamo per nome ed è come se non ci fossero». I Comuni del varesotto non sono più in grado di reggere l’ondata migratoria. «Mi chiedo se avanti così verranno allestite delle tendopoli nei campi sportivi» dichiara la prima cittadina, che paventa anche rischi per la tenuta dell’ordine pubblico. «Settimana scorsa due stranieri si sono picchiati nel parcheggio del piazzale dell’Unes e qualche tempo prima la stessa cosa è avvenuta al Centro Commerciale - conclude la Alberio - risse dovute alla “spartizione” dei posti dove chiedere l’elemosina; ho appurato che si tratta di persone provenienti da Varese e Arcisate e non da Gavirate».


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