Si scava nella vita di Nadia Arcudi. È lei la donna trovata nei boschi
Nadia Arcudi, la donna morta al Gaggiolo

Si scava nella vita di Nadia Arcudi. È lei la donna trovata nei boschi

Il corpo della giovane insegnante di Stabio è stato ritrovato al confine tra Cantello e Rovero. Dall’autopsia è emerso che la causa della morte è stato un edema polmonare

È Nadia Arcudi, 35 anni, insegnante in una scuola elementare di Stabio dove viveva, la donna trovata cadavere domenica sera nei boschi al confine tra Cantello e Rovero.

La donna è stata identificata senza ombra di dubbio grazie alle indagini incrociate tra i carabinieri di Como e gli agenti della polizia Cantonale anche se i familiari non hanno ancora ufficialmente riconosciuto il corpo.

Un’inchiesta internazionale tra Italia e Svizzera, dunque, per fare luce su un decesso completamente avvolto dal mistero. E con il passare delle ore si fa largo l’ipotesi di omicidio. La donna, quando il corpo è stato ritrovato, indossava soltanto dei jeans e una felpa. Non aveva giacca né giubbotto, fatto strano visto il clima autunnale. Ne aveva documenti addosso. Secondo i primi accertamenti Nadia era sparita da alcuni giorni: da un esame esterno del cadavere, però, la morte risalirebbe a non più di 36 ore prima del ritrovamento del corpo. Nadia sarebbe deceduta venerdì notte, dunque. Sempre da un esame esterno del cadavere la donna non presentava segni di violenza sul corpo, avrebbe soltanto una ferita alla fronte e un taglio ad un dito. Dall’autopsia è emerso che la morte della maestra ticinese è stata causata da un edema polmonare, ma non è stata ancora definita la causa che possa averlo provocato. Le autorità comasche hanno disposto una serie di accertamenti di natura tossicologica per definire se prima di morire la giovane avesse assunto sostanze che potrebbero aver causato la sua morte.

E cosa ci faceva una maestrina adorata dai suoi alunni e dalla reputazione assolutamente irreprensibile in un’area boschiva nota per essere teatro di spaccio? Certo non doveva comprare droga. Un’altra domanda fondamentale: come è arrivata lì la ragazza? La sua auto non è stata trovata. Impossibile che abbia raggiunto quei luoghi a piedi. E difficilissimo che abbia utilizzato mezzi pubblici viaggiando senza denaro e senza documenti.

Quello della ragazza nel bosco è un giallo fittissimo. La Polizia cantonale sta passando al setaccio la vita della di Nadia: non era sposata, non aveva figli. Da alcuni mesi però, stando a quanto si legge sulla pagina Facebook, aveva una relazione amorosa. Gli inquirenti, sia italiani che svizzeri, mantengono il massimo riserbo sulle indagini in corso. Da indiscrezioni, però, trapela che una delle piste battute dagli investigatori è quella del delitto passionale.

E a quel punto sarà chiaro se la trentacinquenne è morta per cause accidentali o naturali, oppure, come sembrerebbero sospettare gli inquirenti, sia stata assassinata. In una vita tanto cristallina, però, in caso di delitto sarà difficilissimo trovare un possibile movente e quindi una pista da seguire.


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