Indagine internazionale sul traffico di profughi
Il gip di Varese Alessandro Chionna ha convalidato l’arresto dispondendo la custodia cautelare in carcere del 34enne passatore nigeriano. Nel frattempo Italia e Svizzera lavorano per ricostruire la rete alle sue spalle (Foto by Archivio)

Indagine internazionale sul traffico di profughi

Il caso - Dopo l’arresto del passatore nigeriano, Italia e Svizzera lavorano sulla rete alle spalle dell’uomo

PORTO CERESIO - Resta in carcere il nigeriano di 34 anni arrestato dai carabinieri della stazione di Porto Ceresio sabato scorso con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

La convalida

Il gip di Varese Alessandro Chionna ha convalidato l’arresto disponendo la custodia cautelare in carcere. L’uomo, arrivato in Italia come profugo e da 8 mesi ospite del centro di accoglienza di Gallarate, rischia una condanna dai 7 anni e sei mesi ai 22 anni. All’uomo infatti vengono contestate due aggravanti pesanti. La prima: ha cercato di far passare clandestinamente oltre il confine con la Svizzera più di cinque persone. Sei, per la precisione: cinque uomini e una donna di nazionalità etiope. Il gruppo arrivava da Como: i cinque uomini sono stati fermati dai carabinieri di Porto Ceresio, la donna è stata bloccata dalla guardia svizzera subito dopo aver passato la frontiera. Ed è stata lei ad ammettere che il passatore profugo era pronto a farli passare oltre confine a pagamento. E questa è la seconda aggravante: il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a scopo di lucro. La cifra richiesta dal passatore ammonterebbe a 100 euro a persona: addosso a uno dei clandestini diretti verso l’Europa del Nord i carabinieri hanno infatti trovato 600 euro in contanti. Il prezzo esatto per il pagamento del passaggio dell’intero gruppo. Ma non è finita qui.

L’inchiesta

L’inchiesta coordinata dal pubblico ministero di Varese Luca Petrucci si allargherà: ci sono stati contatti tra l’autorità giudiziaria varesina e quella elvetica per uno scambio di atti e di informazioni. È certo, infatti, che quella di sabato non fosse la prima volta per il passatore nigeriano. La sua presenza, insieme a quella di altri cittadini extracomunitari nella zona di Porto Ceresio, dalla quale partono i bus diretti oltreconfine, era già stata notata dagli autisti dei mezzi. Che avevano segnalato alle forze di polizia quei movimenti sospetti. Sabato i carabinieri della compagnia di Varese stavano pattugliando quella specifica zona proprio in seguito a queste segnalazioni quando hanno individuato il nigeriano insieme ai sei clandestini. L’inchiesta sta portando a ottimi risultati: le immagini dei sistemi di videosorveglianza posti nella zona e nelle stazioni ferroviarie hanno permesso di individuare lo stesso profugo passatore che, in più occasioni, veniva ripreso mentre dalla stazione di Varese, dove incontrava chi secondo gli inquirenti era destinato al passaggio, arrivava a Porto Ceresio con lo stesso gruppetto, acquistando il biglietto del bus per tutti scaglionando poi le partenze per dare meno nell’occhio. Anche i sei etiopi sono stati ascoltati dagli inquirenti e avrebbero in parte confermato i sospetti dell’autorità giudiziaria; per loro sono in corso di valutazione eventuali provvedimenti. Gli inquirenti sospettano che il nigeriano in realtà sia soltanto l’ultima pedina di una rete ben articolata di passatori che mettono in contatto chi arriva e non vuole rimanere in Italia con chi in Italia c’è già da qualche mese e ha quindi capito come muoversi. L’inchiesta varesina potrebbe assumere rilevanza internazionale visto l’interesso congiunto mostrato dalle autorità elvetiche motivate ad appurare se il nigeriano avesse contatti anche in Svizzera. Le indagini proseguono in modo spedito. L’operazione dei carabinieri della compagnia di Varese potrebbero a breve portare a degli sviluppi di estremo interesse andando a ricostruire una sorta di “filiera” per il passaggio oltre il confine svizzero di chi sbarca sulle nostre coste e vuole arrivare in Germania o nel Paesi della Scandinavia.


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