Omicidio Colombo, 30 anni all’amico

Omicidio Colombo, 30 anni all’amico

La corte presieduta da Anna Azzena condanna Emiliano Cerutti. L’accusa aveva chiesto l’ergastolo. «Non ci fu premeditazione, agì da iroso qual è». La difesa dell’uomo pronta a ricorrere in appello

CASALZUIGNO - Omicidio Colombo: Emiliano Cerutti condannato a 30 anni in primo grado. La sentenza è stata pronunciata dal presidente della Corte d’Assise Anna Azzena alle 17 di ieri dopo una camera di consiglio durata sei ore. «Attenderemo le motivazioni della sentenza, poi la impugneremo in appello» hanno commentato Marco Lacchin e Paolo Bossi, legali di Cerutti, 37 anni, arrestato nel febbraio del 2014 con le accuse di omicidio volontario, occultamento di cadavere, uccisione di animale, coltivazione di droga, furto di attrezzi e possesso di banconote false. La Corte d’Assise ha condannato Cerutti a 26 anni e sei mesi di reclusione, per l’omicidio, l’occultamento di cadavere e l’uccisione di Argo, il fido cane di Colombo, e a tre anni e mezzo di reclusione per la coltivazione di droga ai fini di spaccio, assolvendolo per i restanti due capi di imputazione. In tutto 30 anni di carcere al termine di un processo indiziario e sempre rimasto aperto durante tutta la fase dibattimentale.

Il ruolo dei testimoni

L’imputato ha ascoltato la sentenza in assoluto silenzio, non ha detto una parola. Il pubblico ministero Giulia Troina, che ha coordinato le indagini condotte dai carabinieri del nucleo operativo radiomobile di Luino, aveva chiesto la condanna all’ergastolo. La corte ha tuttavia escluso l’aggravante della premeditazione conditio sine qua non per ottenere una condanna al fine pena mai. Per la corte Cerutti si è reso autore di un delitto d’impeto, non aveva pianificato l’omicidio, agì sulla scorta di un carattere iroso più volte descritto come violento dai testimoni ascoltati in aula. Roberto Colombo, 49 anni, affetto da disabilità motoria e quasi non vedente dopo un grave incidente che l’aveva costretto in coma per settimane, era sparito dalla sua abitazione di Cariola il 23 settembre 2013.

La marijuana

Da subito quella sparizione era stata guardata con apprensione: Roberto, a causa delle difficoltà di deambulazione, non si allontanava mai. I carabinieri diedero il via alle indagini e, da subito, in molti a Cariola iniziarono a raccontare del carattere violento di Cerutti e soprattutto del litigio, furioso, che il trentasettenne aveva avuto con Colombo. I due, secondo i testimoni, coltivavano marijuana insieme (nel corso dell’inchiesta fu ritrovata una vasta coltivazione tra i boschi ricondotta a Cerutti) e Cerutti accusava, secondo quanto raccontato dai testi anche in aula, accusava Colombo di avergli rubato un chilogrammo di stupefacente. Quarantacinque giorni dopo la scomparsa di Colombo fu ritrovata la carcassa di Argo, il cane dal quale Colombo non si separava mai. Ucciso con un colpo d’arma da fuoco; chi aveva sparato aveva anche cercato di far sparire i resti dell’animale dando fuoco alla carcassa. Dieci giorni dopo, nei boschi di Cariola, non lontano dal luogo in cui era stato ritrovato il cane, fu scoperto il cadavere di Colombo. Era stato ucciso con due colpi di pistola: uno all’addome, l’altro alla testa, come se si fosse trattato di un’esecuzione.

Nè arma, nè tracce biologiche

Il cadavere aveva le mani legate ed era stato avvolto nel cellophane e poi seppellito. Nel frattempo i carabinieri aveva raccolto testimonianze in base alle quali Cerutti era stato visto con una pistola in pugno: in un caso Cerutti aveva minacciato un altro residente a Cariola puntandogli addosso l’arma convinto che fosse stato lui a rubargli la droga. Quando questo ha negato, Cerutti avrebbe detto: «Allora so io chi è stato» e «pochi giorni dopo – aveva sottolineato il pm Troina durante la requisitoria – Colombo era sparito». L’arma del delitto non fu mai ritrovata nè furono trovate tracce biologiche riconducibili a Colombo nell’abitazione di Cerutti. I difensori avevano sottolineato come sulla cinghia ritrovata a pochi metri dalla sepoltura di Colombo, che per gli inquirenti era stata usata per trascinare il cadavere, fossero state trovate tracce di due Dna diversi nessuno dei quali appartenenti a Cerutti. «Abbiamo dato diversi elementi che a nostro parere avrebbero potuto far valere il ragionevole dubbio – hanno detto i legali di Cerutti – Impugneremo la sentenza, adesso non servono altri commenti». Cerutti si è sempre dichiarato estraneo ai fatti. «Consideriamo giusta la sentenza appena pronunciata – ha commentato l’avvocato di parte civile Maria Privitera che rappresentava i familiari di Colombo – Il pubblico ministero ha svolto un lavoro magistrale, non possiamo che ringraziarla per aver dato giustizia a chi ha amato Roberto». Il risarcimento per le parti civili dovrà essere stabilito in altra sede processuale. Gli anziani genitori di Cerutti non sono riusciti a rimanere in aula ad attendere la sentenza. Hanno aspettato a casa la chiamata dei difensori.


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