Solo il killer poteva saperlo
Emiliano Cerutti, 38 anni, scortato da due agenti della polizia penitenziaria di Varese. L’uomo è stato condannato a 30 anni di carcere lo scorso 3 febbraio (Foto by archivio)

Solo il killer poteva saperlo

L’omicidio della valcuvia - Rese note le motivazioni della condanna a 30 anni per Emiliano Cerutti

CASALZUIGNO - «A me viene da pensare che lo sapeva dov’era il cellulare e non lo vuole dire». E’ il dubbio che attanaglia la madre di Emiliano Cerutti, 38 anni, condannato in primo grado a 30 anni di carcere lo scorso 3 febbraio per l’omicidio di Roberto Colombo, 49 anni, e che la donna confida al marito dopo che questi è andato a trovare il figlio in carcere.
La coppia intercettata in auto (la Fiat Panda di Emiliano dove i carabinieri di Luino aveva posizionato una cimice) è basita davanti all’atteggiamento del figlio. Il padre ha appena detto al trentottenne che era stato ritrovato il cellulare di Colombo, scomparso il 23 settembre 2013 da Cariola, frazione di Casalzuigno dove sia lui che Cerutti vivevano, e ritrovato cadavere nel novembre dello stesso anno ucciso con due colpi di pistola e poi sepolto nei boschi circostanti Cariola. Il padre è stupito che il figlio non ha chiesto nulla sul ritrovamento. Ad esempio dove il cellulare era stato scovato dagli inquirenti. «Come se lo sapesse già», è il dubbio terrificante della coppia.

Il dialogo con i genitori

Il dettaglio emerge dalle 108 pagine delle motivazioni della sentenza che ha portato la condanna in primo grado del trentottenne. Altro particolare riguarda Argo, il cane di Colombo. Cane dal quale non si separava mai. La carcassa dell’animale era stata trovata pochi giorni prima del cadavere di Colombo, semi sepolta non lontano dal luogo dove poi sarà trovato il corpo del quarantanovenne. Il cane fu ucciso con colpi d’arma da fuoco. Gli spararono, insomma, così come a Colombo. Quando la carcassa fu ritrovata trapelò il dettaglio che questa era stata anche data alle fiamme. «Bruciato il cane?», chiede Cerutti. «Sei sicuro?», chiede al padre che gli spiega che così scrivevano i giornali. Cerutti è incredulo e in effetti la carcassa di Argo non fu mai data alle fiamme. «Un particolare – scrive il giudice estensore – che soltanto l’assassino poteva conoscere». E ancora il giudice individua anche il movente che avrebbe armato la mano di Cerutti. «Un forte astio nei confronti di Roberto e del fratello – si legge nelle motivazioni – Cerutti aveva già manifestato intenzioni omicidi arie nei confronti di Colombo davanti a una zia di questi». Per i giudici, inoltre, è genuina la testimonianza del conoscente di Cerutti che ha spiegato «che questi aveva una pistola – si legge nelle 108 pagine – il teste l’ha descritta perfettamente».

Il mistero della pistola

L’arma del delitto non è mai stata trovata. «Tuttavia la descrizione che il teste ne dà è perfettamente compatibile con quella di una browing 7.65 – scrive il giudice estensore – arma che è stata utilizzata per uccidere sia Colombo che il cane Argo». Emiliano Cerutti viene descritto inoltre come un uomo spesso preda di scatti d’ira, al corrente di dettagli che soltanto l’assassino poteva conoscere. I difensori di Cerutti, Paolo Bossi e Marco Lacchin, hanno già annunciato che impugneranno in Appello la sentenza di primo grado.


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