Da leader delle Bestie di Satana ad artigiano-benefattore

SOMMA LOMBARDO Da satanista condannato all’ergastolo perché ritenuto colpevole di tre omicidi, a benefattore. Paolo Leoni, per tutti Ozzy, è stato definito in tanti modi: frontman, leader, capo carismatico, ispiratore delle Bestie di Satana. Il termine benefattore, però, non gli è mai stato accostato. Sino a ieri quando è stato reso noto che lui, insieme ad altri tre detenuti nel carcere di San Remo dove Ozzy sta scontando la pena (confermata in Cassazione) all’ergastolo, ha costruito gli infissi in alluminio poi regalati a un chiosco-bar di Albenga dato alle fiamme un paio di mesi fa.

Leoni è uno dei “ragazzi” della cooperativa «La Galeotta» che nel carcere di San Remo gestisce parecchi laboratori, ivi compreso quello di carpenteria. Ozzy ha quindi contribuito con il proprio lavoro ad un gesto buono e disinteressato: il chiosco-bar, infatti, potrà riaprire, permettendo ai proprietari di tornare a lavorare, risparmiando sulle spese di riqualificazione ai danni compiuti dal fuoco. La figura di Leoni, del resto, è sempre stata controversa. E’ accusato di aver preso parte agli omicidi di Fabio Tollis e Chiara Marino, uccisi nei boschi di Somma Lombardo nel gennaio 1998. I due ragazzi, attirati con l’inganno nel luogo già preparato per la mattanza (la fossa che li ha sepolti per 6 anni era già stata scavata nel pomeriggio), vennero massacrati a colpi di mazza e coltello.

Leoni, però, non era sul posto: secondo l’accusa Ozzy era al corrente di quanto stesse accadendo e anzi avrebbe messo in campo “riti satanici” durante il duplice omicidio. In primo grado Leoni fu condannato dalla Corte D’Assise di Busto Arsizio presieduta da Anna Azzena a 26 anni. In Appello gli fu comminato l’ergastolo. Il fine pena mai è stato confermato in Cassazione. Leoni si è sempre dichiarato estraneo ai fatti, assolutamente innocente. In una lettera aperta pubblicata sul sito «La voce d’Italia» il ragazzo scrive: «Ricorrerò in ogni sede per dimostrare la mia innocenza». A pesare su di lui anche l’ombra del padre: condannato per omicidio a sua volta e accreditato quale membro di una setta satanica.
Simona Carnaghi

e.marletta

© riproduzione riservata