Amicizia, accoglienza, emozioni Il miglior regalo di Pasqua

VARESE Entusiasmo, valori dello sport, amicizia, emozioni. Questo e molto altro sanno regalare i due storici tornei di basket giovanile, il Garbosi e il Giovani Leggende. Due manifestazioni e tantissime partite che si giocano a Pasqua sui vari campi della nostra provincia: un gioco e una festa che iniziano con l’ospitalità.

Le famiglie accolgono i ragazzi delle altre squadre, si va insieme in palestra, ci si conosce e le amicizie durano nel tempo. Questa è la solida tradizione del Garbosi, da ben 34 anni. Quello che piace di questa manifestazione è l’entusiasmo contagioso che questi ragazzini sanno trasmettere. Le famiglie ormai lo sanno, ci provi chi non ha mai fatto questa esperienza. Enrico Garbosi è stato uno storico allenatore, di quella Varese del primo scudetto. Si dedicò con straordinario talento anche ad allenare i più piccoli, personaggio amatissimo, d’altri tempi.

«I fondamentali sono la base di tutto, anche mio marito Enrico la pensava così» ha detto Miriam Garbosi, mentre seguiva la finale di lunedì mattina. Entusiasta dell’edizione di quest’anno, osservava i tanti piccoli giocatori, il loro movimenti e «la voglia di cercare di giocare di squadra». Perché si fa squadra dentro e fuori dal campo, la magia che dura da 34 anni è proprio quella, e lo sa bene Paolo Vittori, il “papà” di questo torneo. Vittori è l’uomo simbolo della pallacanestro giovanile a Varese.

Un grande campione che sa parlare anche ai più piccoli. In questi giorni ha raccontato ad un gruppo di ragazzi tanti aneddoti di storia fino a scherzare e ridere su quando e perché ha cominciato a giocare a basket. Poi i ricordi nella sua Gorizia della nonna Leopolda (che lo chiamava Paoluccio, anche se era già un ragazzone di quasi due metri), le prime cose conquistate col basket e tutto quello che ha imparato dai compagni di squadra e quello con cui è cresciuto, incluso il cambio di maglia da Milano a Varese. «Io ho imparato a vincere» ha detto alla fine ai ragazzi. E qui le vittorie e le sconfitte del campo c’entrano ben poco.
Francesca Amendola

p.rossetti

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