di Andrea Aliverti
GALLARATE Corrono i galletti di Gallarate: il raviolo tipico della città ora punta alla denominazione comunale d’origine. Con la sua forma a cresta di gallo, bianca da un lato e rossa dall’altro per ricordare i colori della città, e con il gustoso ripieno a base di luganiga, zafferano e patate che ricorda tanto il risotto tipico gallaratese e le abitudini dei dì di festa delle famiglie di una volta, i galletti vogliono iniziare a volare.
Ideati nel 2008 dal pastaio Michele Orrù, titolare della “Casa del Tortellino” di corso Sempione, e promossi dalla Pro loco e dall’amministrazione comunale, i ravioli tipici della città stanno entrando nelle abitudini culinarie, un po’ come i “fratelli maggiori”, gli amaretti di Gallarate. «Vanno molto bene – racconta Orrù, che nel 2002 ha rilevato la storica Casa del Tortellino fondata nel 1973 – ne produco 60-70 chili alla settimana. Ormai è un’abitudine dei periodi di festa: quando c’è da fare un omaggio originale, si portano gli amaretti e i galletti».
Il raviolo di Gallarate punta ora a imitare il percorso di valorizzazione già avviato dallo storico dolce tipico della città: dopo la registrazione del marchio, l’obiettivo è ottenere la certificazione del disciplinare di produzione attraverso la denominazione comunale d’origine. Nel frattempo la speranza è che i galletti di Gallarate siano un po’ più profeti in patria, dato che finora nessun ristorante cittadino li ha inseriti nel proprio menu. Più o meno quello che succede agli amaretti, esportati in tutto il mondo ma snobbati nella gran parte dei bar gallaratesi.
La scorsa settimana i ravioli bianchi e rossi a forma di cresta sono stati inseriti nel menu del ristorante all’aperto della Pro loco al parco Marinai d’Italia: ma in questo momento, dopo una breve esperienza all’Osteria di nord-est prima che cambiasse gestione, l’unico esercizio ufficialmente autorizzato a proporre i galletti è il ristorante “La Movida” di Comerio, vicino a Varese, che li ha sperimentati con una curiosa ricetta a base di fonduta di pomodoro e peperoni.
All’inventore dei galletti Michele Orrù piacciono anche in una versione molto semplice e alla portata di ogni cuoco “della domenica”: «Un po’ di burro alleggerito con due o tre cucchiai d’acqua, qualche foglia di salvia e una spruzzata di parmigiano».
s.affolti
© riproduzione riservata