«Un comitato promotore degli operatori sanitari del territorio per supportare la nascita del nuovo polo ospedaliero. Occasione per portare delle eccellenze locali».
Ad annunciarlo è Paolo Genoni, consigliere delegato alle tematiche sanitarie del sindaco Emanuele Antonelli e presidente della Fondazione Carnaghi Brusatori di Busto Arsizio. La vicenda dell’ospedale unico tra Busto e Gallarate la segue in prima persona già da dieci anni.
Già con la precedente commissione consiliare congiunta tra i due Comuni si era studiato il percorso di unificazione dei due ospedali, ma per tutta una serie di motivi, soprattutto per volontà di Gallarate, il progetto fu abbandonato, per essere ripreso ora con grande intensità.
È un’avventura completamente diversa da quelle, pur belle, che hanno vissuto i nostri vicini di Legnano e di Varese, che hanno avuto la possibilità di rifare un nuovo ospedale che più o meno ricalcava le stesse esigenze del territorio in cui l’ospedale era presente. Il cuore di questa sfida, che la rende una delle più affascinanti e con pochi eguali che ci siano in Lombardia, è quella di creare una struttura che non rimpiazza un solo ospedale ma che deve diventare una realtà che raccolga due ospedali insieme. Un ospedale che di fatto ne compendia due. La somma, è essenziale, non deve essere un ospedale e mezzo, ma rimanere due.
Su due cardini dobbiamo insistere: il numero dei posti letto per acuti, che dovrà essere identico a quello attualmente garantito dalle due strutture ospedaliere prese singolarmente, e il fatto che sia un policlinico in cui alcune eccellenze devono essere garantite e create.
Con un lavoro intelligente in sinergia tra gli operatori sanitari del territorio e i funzionari della Regione, si devono individuare le carenze di strutture d’eccellenza sul territorio. Ad esempio, non avrà senso creare un altro reparto di neurochirurgia o cardiochirurgia, servizi garantiti in strutture a noi vicine, mentre una delle idee uscite nell’incontro con il sindaco Antonelli alla fine di agosto in Fondazione è che, accanto a eccellenze già esistenti come la chirurgia vascolare e la medicina nucleare,
sia indispensabile creare un polo di eccellenza per l’oncologia, per evitare il pellegrinaggio di alcuni dei nostri pazienti verso strutture riconosciute, come Ieo o Istituto dei Tumori. È normale che i pazienti vadano in cerca di strutture riconosciute come eccellenze, e vorremmo che nella nostra realtà potesse nascere un polo con queste caratteristiche. Poi ci sono anche altre idee. Il comitato degli operatori sanitari vorrà essere di supporto per suggerire le esigenze di cui il territorio ha bisogno.
Io credo che ci sia la disponibilità dei sindaci di ascoltare gli operatori. Ecco perché si potrebbe creare un sottocomitato che possa essere rappresentato alle riunioni ufficiali con Regione. Il nostro compito, come operatori sanitari, è di fornire le migliori informazioni possibili ai sindaci, affinché abbiano le idee chiare rispetto alle istanze del territorio. Una delle idee per questo comitato promotore è di utilizzare come collante la Fondazione Carnaghi Brusatori, che si sta imponendo come punto di riferimento per gli operatori sanitari. Come già avvenuto con il confronto che fu avviato in occasione della riforma sanitaria e dell’accorpamento delle Aziende ospedaliere.
«Quello di Busto potrebbe avere un grande sviluppo, se ci sarà l’intelligenza di attuare lo spirito della riforma, come capofila di progetti inerenti alla medicina del territorio e alla medicina dei servizi. Poliambulatori, infermieri di famiglia, gestione dei pazienti subacuti, Creg. Anche a Legnano avevano paura di un ospedale che si allontana dalla città e che per assurdo è stato costruito a un chilometro da Busto Arsizio. Ricordo le perplessità ma oggi non hanno rimpianti e non tornerebbero al vecchio ospedale.