Omicidio di Andrea Bossi: chiuse le indagini, contestata la premeditazione all’amante brasiliano

Movente economico e messaggi compromettenti: il piano dei due accusati prevedeva torture, rapina e il macabro tentativo di bruciare il corpo

Si chiudono le indagini sull’omicidio di Andrea Bossi, avvenuto nella notte tra il 26 e il 27 gennaio nell’appartamento di Cairate dove viveva da pochi mesi. Il pubblico ministero Francesca Parola contesta a Douglas Carolo e Michele Caglioni l’aggravante della premeditazione, sostenendo che non si trattò di un raptus ma di un piano accuratamente orchestrato.

Il movente sarebbe stato economico: 2mila euro, legati a una truffa telefonica per cui il conto corrente di Douglas era stato bloccato. Tuttavia, il denaro rappresentava solo una minima parte di ciò che Andrea aveva speso in un anno per accontentare i desideri del giovane amante brasiliano. Un rapporto ormai logorato, come dimostra un messaggio inviato da Andrea: «Va bene il sesso, ma tu vuoi solo i soldi, non sei innamorato di me», che Douglas aveva dimenticato di cancellare dal cellulare.

A rivelare il macabro piano è stata la fidanzata di Caglioni, che ha raccontato ai carabinieri come i due stessero progettando di torturare Andrea per ottenere i codici di conto e bancomat, caricarlo in auto e poi dargli fuoco in un campo.