GALLARATE – È tornato a casa ma sarà controllato dal braccialetto elettronico Alessandro Petrone, ex assessore di Gallarate, arrestato sabato scorso con l’accusa di maltrattamenti in famiglia ai danni della madre e dei fratelli. Il giudice ha disposto la scarcerazione in attesa del processo, imponendo tuttavia il divieto di avvicinamento alle persone offese.
Sul tavolo anche l’eventualità di misure più restrittive: si valuta infatti l’applicazione del divieto di dimora a Gallarate o, in alternativa, il divieto di allontanamento, provvedimenti che mirano entrambi a impedire una possibile reiterazione del reato.
Petrone, figlio dell’ultimo segretario del PSI gallaratese, ha avuto una lunga carriera politica: consigliere comunale, assessore all’urbanistica e capogruppo di Forza Italia fino al 2019, anno in cui fu coinvolto nell’inchiesta “Mensa dei poveri” che svelò un vasto sistema di corruzione legato all’ex ras azzurro Nino Caianiello. Per quei fatti, Petrone aveva patteggiato tre anni, evitando la detenzione.
Secondo quanto ricostruito, le difficoltà economiche seguite a quel procedimento giudiziario – comprese le spese legali – l’avrebbero spinto a pressare con insistenza la famiglia, avanzando richieste di denaro sempre più frequenti per sostenere il proprio tenore di vita.