A Varese emerge un nuovo episodio che si inserisce nella protesta nazionale dell’avvocatura penale contro presunte violazioni della riservatezza tra difensore e assistito. Un penalista del foro locale denuncia infatti di essere stato fotografato dalla polizia giudiziaria mentre incontrava alcuni clienti nell’ambito della propria attività professionale.
Al centro della vicenda si trova l’avvocato Corrado Viazzo, che ha riferito di aver rinvenuto, all’interno di atti relativi a un’indagine per traffico di armi e droga, un’annotazione della polizia giudiziaria corredata da immagini che lo ritraggono insieme a due assistiti. Le fotografie sarebbero state ricavate da una videoripresa effettuata nei pressi del tribunale e dello studio del legale.
Secondo quanto ricostruito, l’incontro tra il professionista e i clienti sarebbe avvenuto in un esercizio pubblico situato a pochi metri dallo studio dell’avvocato, nel corso di un colloquio finalizzato alla gestione della strategia difensiva. Le immagini sarebbero poi confluite nella documentazione investigativa.
Il caso si inserisce in un contesto di crescente tensione tra avvocatura e istituzioni giudiziarie. L’Unione delle Camere Penali Italiane ha infatti proclamato un’astensione dalle udienze penali e dalle attività giudiziarie dall’8 al 12 giugno, oltre a una manifestazione nazionale prevista a Perugia l’11 giugno, proprio per sollevare il tema della tutela del segreto professionale.
Nelle comunicazioni inviate al Ministero della Giustizia e al Consiglio Superiore della Magistratura, l’associazione forense ha richiamato anche altre vicende analoghe, tra cui presunti casi di registrazione di colloqui tra detenuti e difensori senza autorizzazione e ulteriori episodi segnalati in diverse città italiane.
La questione riguarda il principio della riservatezza del rapporto tra avvocato e assistito, ritenuto elemento centrale del diritto di difesa. Il riferimento normativo è anche alla recente evoluzione dell’articolo 103 del codice di procedura penale, che disciplina le garanzie relative alle comunicazioni dei difensori.
Il dibattito si inserisce inoltre nel contesto della riforma dell’ordinamento forense attualmente all’esame del Parlamento, che mira a rafforzare l’indipendenza della professione e le garanzie del giusto processo.













