Sulla ciclabile di viale Belforte Galimberti rischia di farsi davvero molto male

Dopo undici anni di governo della città, il progetto voluto dalla giunta Galimberti rischia di trasformarsi nel punto di rottura definitivo con una parte sempre più ampia di Varese

Ci sono opere che, giuste o sbagliate che siano, finiscono per assumere un valore che va ben oltre il loro impatto concreto. Diventano simboli.

La ciclabile di viale Belforte rischia di diventare esattamente questo: il simbolo di una frattura sempre più evidente tra Palazzo Estense e una parte significativa della città.

Attenzione: il tema non è la mobilità sostenibile. Non è nemmeno la legittimità di realizzare una pista ciclopedonale. Le ragioni tecniche del progetto sono note e l’amministrazione le ha spiegate più volte: maggiore sicurezza per pedoni e ciclisti, riqualificazione urbana, collegamento con l’ex Macello e con il più ampio progetto finanziato attraverso il PNRR.

Il problema è politico.

Perché dopo undici anni di amministrazione Galimberti, il centrodestra può anche sbagliare toni e argomenti, ma il malessere che emerge da Belforte è reale. E liquidarlo come una semplice reazione ai cantieri o come l’ennesima resistenza al cambiamento sarebbe un errore clamoroso.

La sensazione diffusa è che il Comune abbia deciso cosa fosse giusto fare senza riuscire a convincere chi quel quartiere lo vive ogni giorno. Commercianti, residenti, automobilisti. Persone che magari non contestano il principio della ciclabile, ma si chiedono se sia davvero quella la priorità e soprattutto se il progetto sia stato pensato tenendo conto delle esigenze concrete della zona.

È qui che si nasconde il vero rischio politico per il centrosinistra.

Perché la ciclabile di viale Belforte assomiglia sempre più a un campo minato. Ogni settimana porta con sé nuove polemiche, nuove proteste, nuovi malumori. E soprattutto alimenta una narrazione che per chi governa è pericolosissima: quella di un’amministrazione percepita come distante e poco incline all’ascolto.

Paradossalmente, il problema non è nemmeno stabilire oggi se la ciclabile funzionerà oppure no. Lo si scoprirà soltanto quando sarà completata e utilizzata. Come giustamente ricordano i sostenitori dell’opera, anche Largo Flaiano era stato accolto da scetticismo prima di dimostrare la propria efficacia.

Ma la politica vive di percezioni prima ancora che di collaudi.

E oggi la percezione è che su Belforte il Comune abbia perso il controllo del racconto pubblico dell’opera.

Per questo la vicenda è molto più delicata di quanto sembri. Perché rischia di diventare il punto di accumulo di undici anni di tensioni, incomprensioni e stanchezza amministrativa. Il momento in cui una parte della città decide che il rapporto con chi governa si è consumato.

Forse la ciclabile, una volta terminata, funzionerà perfettamente. Forse porterà davvero più sicurezza e una migliore qualità urbana. Ai posteri l’ardua sentenza.

Ma se nel frattempo avrà contribuito a rompere definitivamente il rapporto di fiducia tra il centrosinistra e una parte dei varesini, per la giunta Galimberti il prezzo politico, a meno di un anno dal voto, potrebbe essere molto più alto del costo dell’opera stessa.

E allora sì: sulla ciclabile di viale Belforte il centrosinistra rischia davvero di farsi molto male.