LEGNANO – Una famiglia cinese avrebbe gestito un articolato sistema commerciale senza risultare formalmente alla guida delle attività. Secondo quanto ricostruito dalla Procura di Busto Arsizio e dalla Guardia di Finanza di Legnano, padre, madre e figlia sarebbero stati indicati come semplici dipendenti, mentre le attività erano intestate a prestanome.
L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Ciro Caramore, ipotizza l’esistenza di un’associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta patrimoniale, documentale e dolosa. Le persone indagate sono tredici. Il danno per l’erario sarebbe nell’ordine di alcuni milioni di euro.
Al centro degli accertamenti ci sono documenti fiscali che, secondo gli investigatori, sarebbero stati falsificati e successivamente distrutti. Un commercialista italiano è accusato di aver contribuito alla manipolazione dei bilanci. Per lui è stata chiesta l’interdizione temporanea dall’esercizio della professione.
Il pubblico ministero ha inoltre richiesto tre ordinanze di custodia cautelare in carcere per i tre componenti della famiglia. Per altri tre indagati sono stati sollecitati gli arresti domiciliari, mentre per sei è stato chiesto l’obbligo di dimora.
Le indagini hanno compreso intercettazioni ambientali e la ricostruzione dei movimenti finanziari. Gli accertamenti patrimoniali avrebbero portato all’individuazione di auto di lusso e diversi immobili: una villa, sette appartamenti e una casa a Bologna.
L’indagine riguarda anche il modello dei maxi store gestiti da famiglie cinesi, diffusi nel territorio negli ultimi quindici anni. Per gli inquirenti, pratiche di questo tipo rischiano di alterare la concorrenza.













