VARESE – «Nessuno sconto a Marco Manfriati: non si parli di attenuanti generiche o di incapacità, anche solo parziale, al momento dei fatti». È la richiesta avanzata dall’avvocato di parte civile Fabio Ambrosetti nel corso dell’udienza davanti alla Corte d’Assise di Varese, intervenendo dopo la requisitoria della pubblico ministero, che ha chiesto l’ergastolo.
Il legale ha ricondotto omicidio e tentato omicidio a una «condotta unitaria», sostenendo che il movente sia riconducibile allo stalking e parlando di un «annientamento progressivo della vittima». Secondo Ambrosetti, Manfriati «voleva uccidere i genitori di Lavinia, Marta e Fabio», con «propositi omicidiari fortissimi».
Nel suo intervento ha inoltre sostenuto che gli atti persecutori sarebbero proseguiti anche dopo l’arresto. Ha riferito dell’invio dal carcere di una cartolina alla famiglia Limido-Criscuolo con la frase: «Sono dispiaciuto per la morte di tuo marito, che sarà fra gli angioletti», e ha aggiunto che, durante un’udienza, l’imputato avrebbe pronunciato nei suoi confronti il labiale: «Lo ammazzo».
Per la parte civile sussistono anche la premeditazione e il «dolo alternativo». Ambrosetti ha quindi chiesto di escludere qualsiasi attenuante e ha domandato un risarcimento di 500 mila euro per ciascuna parte civile. La prossima udienza è fissata tra una settimana, quando sarà la difesa a prendere la parola.













