Negozi di vicinato in crisi, Confesercenti lancia la sfida: una legge popolare per salvare i centri storici

Negozi di vicinato in crisi, Confesercenti lancia la sfida: una legge popolare per salvare i centri storici
Dopo la chiusura di 140 mila attività in dieci anni, parte la raccolta firme per istituire le Zone Economiche Speciali di Prossimità. Da Varese l'appello: «Ogni negozio che abbassa la serranda è un pezzo di comunità che si spegne».

Fermare la scomparsa dei negozi di quartiere e riportare vita nei centri cittadini. È questo l’obiettivo della proposta di legge di iniziativa popolare promossa da Confesercenti, nata per contrastare la crisi del commercio di prossimità e il progressivo svuotamento delle città e dei piccoli comuni.

Secondo l’associazione di categoria, negli ultimi dieci anni in Italia hanno chiuso oltre 140 mila attività commerciali, un fenomeno che ha modificato profondamente il tessuto economico e sociale di molti territori.

Le ZESpro per rilanciare il commercio locale

Il cuore della proposta è l’istituzione delle Zone Economiche Speciali di Prossimità (ZESpro), aree nelle quali i piccoli esercizi commerciali potrebbero beneficiare di agevolazioni fiscali, procedure amministrative semplificate e programmi di formazione dedicati alla digitalizzazione.

Il progetto prevede inoltre la creazione di un fondo nazionale presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con una dotazione di 600 milioni di euro all’anno a partire dal biennio 2026-2027, destinato a sostenere gli interventi di rigenerazione commerciale.

L’appello di Confesercenti Varese

L’iniziativa è stata rilanciata anche dalla sede territoriale di Varese, che evidenzia il ruolo fondamentale svolto dai negozi di vicinato nella vita delle comunità.

Per il presidente territoriale di Confesercenti Lombardia, Bernardo Bianchessi, ogni attività commerciale rappresenta molto più di un semplice punto vendita.

«Un negozio significa luce, presenza e socialità. Dietro un’attività commerciale c’è una persona che contribuisce a rendere vivo un quartiere o un paese. Quando una serranda si abbassa definitivamente, non si perde soltanto un esercizio commerciale, ma anche un presidio di sicurezza e di relazioni», sottolinea.

Un fenomeno che cambia le città

I dati illustrati dalla direttrice territoriale Rosita De Fino fotografano una situazione sempre più delicata: oggi, per ogni nuova apertura commerciale, si registrano circa tre chiusure.

Le conseguenze si riflettono direttamente sulla qualità della vita dei cittadini. In diverse aree del Paese sono nate vere e proprie “desertificazioni commerciali”, tanto che circa 4,5 milioni di italiani vivono in territori privi di un punto vendita nelle immediate vicinanze per acquistare beni essenziali.

Secondo Confesercenti, una delle principali cause è il crescente squilibrio competitivo tra il commercio tradizionale e le grandi piattaforme dell’e-commerce.

Il ruolo della Web Tax

Tra le proposte avanzate figura anche l’utilizzo del gettito derivante dalla Web Tax per finanziare il fondo destinato alla rigenerazione del commercio locale.

L’obiettivo è riequilibrare il sistema fiscale tra le piccole imprese e i grandi operatori digitali, sostenendo chi continua a investire nei centri urbani e nei piccoli comuni.

«Il commercio di prossimità non è soltanto economia», evidenzia De Fino. «È una vera infrastruttura sociale che mantiene vivi i territori e offre un servizio che va ben oltre la semplice vendita di prodotti».

Al via la raccolta firme

Per consentire alla proposta di arrivare all’esame del Parlamento saranno necessarie 50 mila firme.

I cittadini potranno aderire all’iniziativa online, utilizzando SPID o Carta d’Identità Elettronica attraverso il portale dedicato, oppure sottoscrivendo la proposta nei punti di raccolta e negli uffici comunali abilitati.

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