MILANO – “Solo donne contro le donne”. È questo il messaggio che campeggia, con l’immagine di due atlete che si affrontano, in più di 350 manifesti di Pro Vita & Famiglia affissi a Milano e Verona, città di apertura e chiusura delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 in corso in questi giorni. “La biologia non è un’opinione. No agli atleti maschi nelle gare femminili” si legge ancora nei manifesti che nel giro di ventiquattr’ore dall’affissione sono stati già vandalizzati e strappati da ignoti.
«Le affissioni sono collocate negli spazi pubblici e sono state autorizzate dai rispettivi Comuni, ma solo dopo aver ottemperato all’obbligo, giunto dalla cabina di regia del Comitato organizzatore, di non riferirci in nessun modo al Comitato Olimpico, che nella versione originaria della grafica veniva citato solo come destinatario della nostra campagna e delle oltre 25.000 firme raccolte dalla petizione popolare che la accompagna. Riteniamo che questa richiesta non abbia alcun fondamento legale e che si sia trattato di un abuso, una censura di natura politica che abbiamo dovuto subire per poter accedere a un servizio pubblico a cui si aggiunge anche la beffa del vandalismo. Su questo fronte faremo tutti gli approfondimenti legali del caso» fa sapere Jacopo Coghe, portavoce dell’associazione.
«Chiediamo alla Presidente del CIO, Kristy Coventry, un divieto globale alla presenza di atleti transgender, quindi biologicamente maschi, nelle categorie femminili di qualsiasi sport – spiega Coghe – in attesa che proprio il Comitato Olimpico Internazionale renda note, in questi primi mesi del 2026, le nuove politiche che riguardano la partecipazione dei transgender nello sport. Consentire ad atleti maschi di competere contro le donne, infatti, mina l’equità e la sicurezza dello sport, ignorando vantaggi biologici irreversibili come struttura ossea, capacità polmonare, massa muscolare e potenza esplosiva che nessuna donna, per quanto allenata, può eguagliare ed è una follia ideologica che ha riguardato persino le ultime Olimpiadi e Paralimpiadi estive di Parigi 2024. CIO e CONI non possono diventare complici della fine dello sport femminile» conclude Coghe.













