Antonelli, che boomerang

Dopo la provocazione del sindaco sulla gestione dei profughi la maggioranza si spacca e attacca la proposta

Profughi gestiti direttamente dal Comune, la provocazione del sindaco Emanuele Antonelli lascia perplessi in primis i suoi alleati. Matteo Sabba (Busto Grande) non è convinto: «Risorse in più per il Comune? Tutte da verificare».
Lo storico militante leghista Giuseppe Gorini si lancia in una profezia: «Antonelli? Dura meno di Rosa…».

La provocazione del sindaco sulla gestione diretta dell’accoglienza dei richiedenti asilo da parte dell’amministrazione comunale finisce in stand-by per la pausa estiva ma continua a far discutere. In casa Lega Nord si ripropone l’antico refrain “di lotta e di governo”. Da un lato, c’è un fronte governativo che non nega contrarietà alla proposta di Antonelli, pur con toni tutto sommato “soft”: dal vicesindaco Stefano Ferrario al capogruppo Livio Pinciroli, l’invito è a «pensare prima ai bustocchi».


Ma c’è anche una fronda critica più dura, come dimostrano le parole di Gorini, ex segretario e storico militante di area “reguzzoniana”, che si lancia in una sorta di “profezia” sul destino del sindaco, se porterà avanti proposte (per le quali Gorini consiglia di «provare a raccontarle a Salvini») del genere: «Rosa è durato quattro anni, mi sa che sarà più breve…». Il riferimento è all’ultimo “borgomastro” leghista di Busto, Luigi Rosa, fatto cadere con un anno di anticipo dalla sua stessa maggioranza.

Perplessità arrivano però anche da Busto Grande, il movimento civico trasversale che ha lanciato per primo la candidatura a sindaco di Antonelli ma che ha già mostrato segni di insofferenza dopo la “blindatura” delle presidenze di commissione da parte di Lega e Forza Italia. «Antonelli può aver ragione in assoluto, ma nel merito la Lega ha sicuramente un punto in più su questa vicenda – ragiona ad alta voce Matteo Sabba, uno dei fondatori di Busto Grande – credo che sia stata sbagliata la comunicazione del sindaco: su un tema come questo non si poteva non condividere la problematica. È essenziale far passare in questo momento storico prima la volontà di non far arrivare più a Busto Arsizio neanche uno sbarcato, perché chiamarli profughi è un clamoroso falso. Le cooperative che gestiscono oggi sono sicuramente all’inseguimento del lucro e se ne fregano del lato sociale e soprattutto del danno sociale che tutto ciò sta provocando nel nostro paese. È in corso una guerra nuova dove le armi sono queste persone che distolgono l’attenzione dai problemi veri e distraggono risorse oggi già scarse». Una posizione molto vicina a quella della Lega Nord, che sul tema dei richiedenti asilo ha sempre chiesto fermezza nel respingere ogni arrivo nei Comuni governati dal centrodestra, al di là dei possibili benefici economici. «Sul discorso gestione ho molti dubbi – ammette Sabba – siamo sicuri che un’amministrazione pubblica sarebbe in grado di gestire il fenomeno? Ma soprattutto, sarebbe in grado di gestirlo trovando i risparmi da far confluire nei servizi sociali? Perché cooperative e associazioni su mandato del ministero sarebbero a ricerca di lucro, mentre quelle trovate da un comune no?». In definitiva, per il fondatore di Busto Grande, «la primaria necessità per un sindaco è mettere una pietra tombale sull’arrivo di altre persone disperate si, ma non in fuga».