Donne sempre vittime. Cinque casi in tre giorni

Estate di follia che ha toccato l’apice nel corso del weekend di Ferragosto

Violenza sulle donne: cinque casi in tre giorni in provincia.

È l’estate della follia: in tutto 15 episodi in un mese e mezzo che hanno richiesto l’intervento delle forze di polizia.

Nel weekend di Ferragosto sono stati i carabinieri della compagnia di Busto Arsizio e di Varese a porre fine all’incubo di cinque donne. Donne perseguitate, minacciate e picchiate. In un caso i maltrattamenti avvenivano davanti ai figli minorenni della coppia. È il caso di un albanese di 40 anni, residente a Busto Arsizio, disoccupato e con precedenti, un uomo violento che concepiva le botte come forma di “educazione” nei confronti della giovane moglie. I carabinieri di Busto Arsizio lo hanno denunciato per maltrattamenti due giorni fa. L’uomo era avvezzo, per così dire, a sfogarsi sulla compagna di 35 anni, picchiandola ed insultandola senza avere bisogno di un pretesto.

C’era la casa non in ordine secondo lui, piuttosto che un saluto giudicato inopportuno ad un altro uomo. E di seguito arrivavano le botte. La donna veniva malmenata anche davanti ai figli minorenni della coppia: il padre, a quanto pare, non reputava tanta violenza lesiva per i bambini che, invece, vivevano nel terrore a loro volta. I maltrattamenti, secondo gli elementi raccolti dagli inquirenti, andavano avanti da almeno sei anni. Da quando cioè la coppia si era sposata e si era poi trasferita in Italia nel 2010.

I carabinieri della compagnia di Varese hanno invece arrestato a Besozzo un uomo di 38 anni. Anche in questo caso l’uomo sfogava le proprie frustrazioni sulla moglie che veniva insultata e malmenata con cadenza regolare. La notte di Ferragosto l’ultimo episodio. L’uomo, forse ubriaco, ha infierito sulla compagna colpendola con calci e pugni, causandole lesioni giudicate guaribili con una prognosi di 7 giorni dai medici dell’ospedale di Circolo dove la vittima è stata accompagnata. L’uomo a quanto pare andava avanti da tempo con questo comportamento. La donna l’altra sera ha detto basta. Si è ribellata chiamando il 112 e trovando il coraggio di denunciare il marito.

Identica storia, nella sua assurda violenza, si è consumata a Bisuschio: i carabinieri di Varese hanno denunciato un marito picchiatore di 34 anni. L’uomo è stato bloccato in flagranza di reato: anche in questo caso la compagna ha trovato il coraggio di chiedere aiuto. I militari sono intervenuti bloccando il marito violento e soccorrendo la vittima. Quando non sono botte sono atti persecutori. Ci sono infatti molti modo per usare violenza a una donna. C’è chi picchia e chi perseguita privando la vittima della propria libertà

e costringendola a vivere nella paura più assoluta. Lo stalker impaurisce, lo stalker inquieta, lo stalker, alla fine in alcuni casi, spinge la vittima addirittura ad avere timore di uscire di casa. La costringe a cambiare abitudini, la costringe ad avere paura persino di andare a lavorare, in palestra, di vedere gli amici. È una gabbia che il persecutore costruisce intorno alla sua vittima che vive nell’ansia più assoluta. I carabinieri della compagnia di Busto Arsizio, in questo contesto, hanno denunciato un novarese di 50 anni che da due anni perseguitava la ex, una bustese di 45 anni, incapace di accettare il termine della loro relazione. La donna dal maggio 2014 al luglio 2016 è stata vittima dell’ossessione del cinquantenne. L’uomo la pedinava, si appostava fuori da casa sua o fuori dal posto di lavoro della vittima. La inondava di sms o mail. Messaggi dove alternava suppliche di tornare insieme a minacce. Insulti di ogni genere, dettagliate descrizioni di cosa la donna avesse fatto nell’arco della giornata tali da farle capire che lui era costantemente presente. Che la controllava, anche quando lei magari pensava di essere tranquilla. La controllava e la seguiva potenzialmente pronto a colpirla in qualunque momento. Sfinita dall’incubo la quarantacinquenne ha trovato finalmente il coraggio di denunciare, di spezzare la gabbia di paura che l’ex le aveva costruito intorno. L’uomo è stato denunciato. E la denuncia per atti persecutori è scattata anche per un sessantenne bustese, non sposato, operaio, che da oltre un mese perseguitava la ex più giovane di lui. La vittima ha 35 anni. L’uomo non è mai riuscito a rassegnarsi alla fine della storia. Era ossessionato dalla vittima. Si apposta fuori dall’abitazione della trentacinquenne per controllarla; la donna ai militari ha segnalato un escalation da parte dell’ex. L’uomo a quanto pare era ossessionato dal fatto che la ex potesse vivere serena senza di lui. Che magari potesse trovare un compagno. Un nuovo uomo al suo fianco. Un pensiero che il sessantenne non poteva in alcun modo tollerare. E allora controllava la ex, la ossessionava con la sua presenza, costringendola di fatto ad avere paura persino di uscire di casa per andare a bere un caffè con le amiche. Per i cinque potrebbero seguire provvedimenti restrittivi da parte dei giudici dei tribunali di Varese e Busto Arsizio.