ROMA – Il nuovo accordo fiscale sui frontalieri comincia a produrre effetti concreti anche per i territori. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha firmato mercoledì 17 settembre il decreto che disciplina il contributo statale destinato ai Comuni situati entro venti chilometri dal confine con la Svizzera.
Per la provincia di Varese il provvedimento ha una rilevanza particolare. Al sistema di finanziamento potranno partecipare anche Brebbia, Gerenzano, Saronno e Vergiate, Comuni compresi nella fascia geografica prevista dalla nuova normativa ma rimasti esclusi, in passato, dagli elenchi utilizzati per distribuire i ristorni.
Le risorse proverranno dal Fondo per lo sviluppo economico dei territori di confine, istituito presso il Ministero dell’Economia. Il comunicato del dicastero non precisa ancora quanto riceverà ciascun ente.
Perché cambia il sistema dei ristorni
Il nuovo modello nasce dall’accordo sottoscritto da Italia e Svizzera nel dicembre 2020, ratificato dal Parlamento italiano nel 2023 ed entrato in vigore il 17 luglio dello stesso anno.
Il precedente sistema derivava invece dall’intesa del 1974. I Cantoni Ticino, Grigioni e Vallese trasferivano ogni anno una quota del gettito fiscale prodotto dai lavoratori frontalieri ai Comuni italiani nei quali questi risiedevano. Le somme, conosciute come ristorni, servivano a compensare i territori per i servizi sostenuti a favore di una popolazione che lavorava e pagava parte delle imposte oltreconfine.
La nuova disciplina fiscale comporta il progressivo superamento di quel meccanismo. Per evitare che i Comuni interessati perdano risorse essenziali, la legge italiana ha previsto un contributo finanziato direttamente dallo Stato e affidato a un fondo specifico.
Il decreto firmato da Giorgetti definisce il passaggio operativo necessario per calcolare e distribuire tali risorse.
Il criterio dei venti chilometri allarga la platea
La principale novità riguarda l’individuazione dei beneficiari. Il vecchio accordo non stabiliva una lista italiana costruita esclusivamente sulla distanza dal confine: la distribuzione faceva riferimento agli elenchi adottati dai Cantoni svizzeri.
Con la riforma è stato invece introdotto un parametro geografico uniforme. Possono rientrare nel sistema i Comuni il cui territorio si trova, anche soltanto in parte, entro venti chilometri dal confine con Ticino, Grigioni o Vallese.
La ricognizione italiana ha così individuato 72 Comuni che rispettavano il nuovo requisito pur non comparendo nelle precedenti liste cantonali. Tra questi figurano i quattro enti della provincia di Varese successivamente inseriti nella platea attraverso la normativa approvata nel 2024.
Dal 2025 risorse anche ai Comuni prima esclusi
La successiva legge di bilancio ha riconosciuto, a partire dall’istituzione del fondo nel 2025, una quota del contributo anche ai Comuni ricompresi nella fascia di confine ma precedentemente esclusi dai ristorni.
L’intervento amplia quindi il numero dei beneficiari: accanto agli enti che ricevevano già le compensazioni svizzere entrano amministrazioni che, pur trovandosi nella medesima area territoriale, non avevano mai partecipato alla ripartizione.
Resta ora da conoscere la distribuzione effettiva delle risorse. Il Ministero non ha ancora comunicato né l’ammontare complessivo assegnato attraverso il decreto né gli importi spettanti a ciascun Comune.
La firma rappresenta comunque il passaggio che consente di trasformare le previsioni della legge in trasferimenti finanziari e di accompagnare i territori nella transizione dal sistema storico dei ristorni al nuovo contributo statale.













