Addio a don Angelo Casati, il “curato di Milano”: fu vicario a Busto Arsizio

Addio a don Angelo Casati, il “curato di Milano”: fu vicario a Busto Arsizio
Sacerdote, teologo, poeta e scrittore, aveva 95 anni. Vicino al cardinale Carlo Maria Martini, prestò servizio nella parrocchia di San Giovanni tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta.

BUSTO ARSIZIOÈ morto lunedì 31 agosto a Milano don Angelo Casati, sacerdote, teologo, poeta e instancabile divulgatore della Parola. Aveva 95 anni. Figura molto conosciuta della Chiesa ambrosiana, fu tra le voci più vicine al cardinale Carlo Maria Martini e per molti era semplicemente il “curato di Milano”, una definizione nella quale amava riconoscersi.

Il suo lungo ministero attraversò anche Busto Arsizio, dove fu vicario parrocchiale nella basilica di San Giovanni Battista. A distanza di oltre mezzo secolo, il suo ricordo resta vivo tra quanti ebbero occasione di incontrarlo: un sacerdote dalla profonda sensibilità, un comunicatore infaticabile e un uomo dal grande carisma, racchiuso in una corporatura minuta.

Gli anni a Busto Arsizio

Nato a Milano il 9 maggio 1931, don Casati venne ordinato sacerdote nel Duomo il 27 giugno 1954. Dopo aver conseguito la licenza in Teologia, iniziò a insegnare nei seminari dell’Arcidiocesi milanese.

Dal 1955 al 1967 fu docente nel Seminario arcivescovile di Masnago, a Varese, mentre negli anni successivi proseguì l’attività formativa a Seveso. Proprio in quel periodo svolse il proprio ministero a Busto Arsizio.

Tra il 1967 e il 1973 fu vicario parrocchiale a San Giovanni, lasciando un’impronta profonda nella comunità bustocca. Chi lo conobbe ricorda soprattutto la sua capacità di ascolto, la delicatezza nel rapporto con le persone e una parola capace di avvicinare il Vangelo alla vita quotidiana.

Il ministero tra Lecco e Milano

Nel 1973 don Angelo Casati venne nominato parroco della chiesa di San Giovanni Evangelista a Lecco, dove rimase fino al 1986. Fu quindi chiamato a guidare la parrocchia di San Giovanni in Laterano, a Milano.

Rimase parroco nel capoluogo lombardo dal 1986 al 2008, diventando un punto di riferimento non soltanto per la comunità affidata alle sue cure, ma anche per numerosi credenti, lettori e persone in ricerca. Dal 2000 al 2005 fu inoltre decano di Città Studi.

Terminato il servizio come parroco, continuò a vivere e operare a Milano, nella comunità dei Santi Profeti presso la chiesa di San Francesco di Paola. Anche dopo aver lasciato gli incarichi pastorali più impegnativi non smise di predicare, scrivere e offrire occasioni di riflessione.

Teologo, poeta e voce vicina a Martini

Il rapporto con il cardinale Carlo Maria Martini rappresentò uno degli elementi più significativi del suo percorso ecclesiale. Don Casati ne condivise la sensibilità per l’ascolto della Scrittura, il dialogo con la città e l’attenzione verso le domande delle persone, comprese quelle più lontane dalla vita della Chiesa.

Accanto al ministero sacerdotale coltivò per tutta la vita la scrittura. Fu autore di saggi, commenti biblici, raccolte poetiche e riflessioni spirituali. Per anni collaborò anche con il portale della Diocesi di Milano, commentando il Vangelo della domenica con uno stile essenziale, evocativo e profondamente umano.

Tra le sue pubblicazioni più recenti figurano Sorpresi da un sogno, Storie di donne e di profumi, Poesia di uno sguardo e Ospitando libertà. La sua ultima opera, In punta di piedi, è stata pubblicata nel 2026, a conferma di un’attività proseguita fino agli ultimi mesi della sua vita.

La camera ardente a Milano

La camera ardente è stata allestita nella Cappella San Carlo della chiesa di San Francesco di Paola, a Milano, luogo nel quale don Angelo Casati aveva vissuto negli ultimi anni.

Sarà aperta martedì 1° settembre dalle 15 alle 18 e mercoledì 2 settembre dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18.30, per consentire a fedeli, amici e lettori di rivolgergli l’ultimo saluto.

Con la morte di don Casati la Chiesa ambrosiana perde un sacerdote capace di unire profondità teologica, sensibilità poetica e attenzione concreta alle persone. Anche Busto Arsizio conserva il ricordo di quella voce mite e autorevole che, tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, accompagnò la comunità di San Giovanni.

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