Regio Insubrica, l’economia corre ma non per tutti: export, lavoro e turismo tra crescita e nuove fragilità

Regio Insubrica, l’economia corre ma non per tutti: export, lavoro e turismo tra crescita e nuove fragilità
Il rapporto Ustat-Camere di Commercio fotografa un territorio ancora dinamico, ma alle prese con mercati instabili, carenza di personale qualificato e consumi sotto pressione

VARESE – Un’economia transfrontaliera ancora capace di crescere, ma sempre più esposta alle differenze interne e alle incognite dello scenario internazionale. È la fotografia che emerge dalla nuova analisi congiunturale della Regio Insubrica, realizzata grazie alla collaborazione tra l’Ufficio di statistica del Cantone Ticino (Ustat) e le Camere di Commercio di Como-Lecco, Varese e Monte Rosa Laghi Alto Piemonte.

Il report mette a confronto l’andamento economico del 2025 e dei primi mesi del 2026, restituendo l’immagine di un territorio nel quale industria, export e turismo mantengono una certa vivacità, mentre sullo sfondo crescono le preoccupazioni legate al lavoro, ai consumi e all’instabilità geopolitica.

Un 2025 a due velocità

Il 2025 si è chiuso con una crescita reale del Pil svizzero dell’1,5%, mentre il Ticino ha fatto leggermente meglio, raggiungendo l’1,6%. Un risultato positivo, ma che nasconde dinamiche differenti e fortemente condizionate dall’andamento dei mercati internazionali.

A sostenere la crescita nella prima parte dell’anno sono stati soprattutto il comparto chimico-farmaceutico e l’accelerazione delle esportazioni verso gli Stati Uniti, favorita anche dall’effetto anticipazione legato ai dazi annunciati dalla presidenza americana.

Una spinta che, tuttavia, si è progressivamente esaurita. Nella seconda metà del 2025 le esportazioni hanno infatti iniziato a rallentare, con variazioni del -9,8% nel secondo trimestre e del -9,2% nei primi mesi del 2026.

Sul versante italiano, le conseguenze degli shock commerciali si sono manifestate in modo molto diverso da territorio a territorio. Varese ha registrato un vero e proprio balzo dell’export, pari al +21,7%, sostenuto soprattutto dall’aerospazio e dalla produzione di macchinari.

Nell’area lariana, invece, il dato complessivo nasconde due andamenti opposti: Lecco cresce del 7,1%, mentre Como arretra del 4,5%. Il Novarese segna un +4,6%, mentre il Verbano Cusio Ossola limita la contrazione all’1%.

Il paradosso del lavoro: aziende in cerca di personale

Se l’industria deve fare i conti con l’incertezza dei mercati, il mercato del lavoro presenta un’altra criticità: trovare personale qualificato è sempre più difficile.

In Ticino, nonostante un tasso di disoccupazione del 7,6% secondo i parametri Ilo, il 21,2% delle imprese dichiara di avere difficoltà nel reperire lavoratori con le competenze necessarie.

È un paradosso alimentato da diversi fattori, a partire dall’invecchiamento della popolazione e dal crescente divario tra le professionalità richieste dalle imprese e quelle effettivamente disponibili.

Per decenni il Ticino ha potuto contare sul consistente bacino di lavoratori italiani oltreconfine. Oggi, però, questo vantaggio appare meno scontato. Il nuovo regime fiscale del frontalierato, insieme alla capacità di attrazione dell’area metropolitana milanese, sta modificando gli equilibri e riducendo la disponibilità di manodopera proveniente dall’Italia.

Il problema riguarda anche i territori italiani. In settori come l’edilizia, tra il 70% e il 76% delle imprese lombarde e piemontesi segnala difficoltà nel trovare personale specializzato.

La questione delle competenze, dunque, rischia di diventare uno dei principali ostacoli alla crescita dell’intera area insubrica.

Il turismo cresce, ma i consumi restano deboli

Anche il turismo presenta segnali incoraggianti, almeno sul fronte degli arrivi.

Nel 2025 i pernottamenti in Ticino sono aumentati del 3,2%, mentre nei primi cinque mesi del 2026 la crescita ha raggiunto il 7,4%.

Il trend positivo interessa anche i territori italiani: Varese registra un incremento delle presenze del 13,6%, mentre l’area Como-Lecco cresce del 10,5%.

Ma dietro l’aumento dei visitatori emerge una seconda realtà, meno positiva: l’aumento dei flussi non si traduce automaticamente in maggiori ricavi.

In Ticino la fiducia dei consumatori rimane infatti sotto quota -30 punti, mentre il commercio al dettaglio continua a risentire della concorrenza dell’e-commerce e degli acquisti oltreconfine.

Ancora più evidente è il divario registrato nell’area lariana: a fronte di un aumento del 10,4% delle presenze straniere, la spesa effettivamente generata da questi visitatori è diminuita del 13,1%.

Un segnale che invita a guardare oltre il semplice numero degli arrivi e a interrogarsi sulla capacità del territorio di trasformare il turismo in valore economico.

Il 2026 resta appeso all’incertezza

I primi mesi del 2026 confermano quindi un quadro tutt’altro che uniforme. La crescita non è scomparsa, ma deve fare i conti con un contesto internazionale sempre più instabile.

Le tensioni commerciali, l’incertezza geopolitica, le crisi internazionali e il nuovo aumento dei costi energetici rappresentano fattori con cui imprese e territori dovranno continuare a confrontarsi.

Per la Regio Insubrica la sfida dei prossimi mesi sarà soprattutto quella di riuscire a trasformare le potenzialità dell’area in una crescita più solida e condivisa.

Da una parte occorrerà trattenere e attrarre competenze, riducendo il divario tra domanda e offerta di lavoro. Dall’altra sarà necessario difendere i margini delle imprese, messi sotto pressione dall’aumento dei costi e dall’incertezza dei mercati.

L’economia insubrica, insomma, continua a muoversi. Ma il quadro che emerge dal rapporto è quello di una crescita più fragile, nella quale export, occupazione e turismo possono ancora rappresentare importanti motori di sviluppo, a patto di riuscire a governare le nuove vulnerabilità che attraversano il territorio.

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