VARESE Il tramite tra il Varese e il suo santo in paradiso è Virgilio Maroso: «Dopo il Novara, e ancora dopo Vicenza, sono andato dal Peo e mi sono un po’ sfogato. Parlare coi nostri cari aiuta, figurarsi se ad ascoltare c’è lui. Gli ho detto: papà, fai qualcosa, qui tra errori e sfortuna la piega non è bella».
E il Peo? «Credo abbia sorriso. E non abbia mosso un dito, giovedì sera: sapeva che la squadra avrebbe risposto così, rasserenando e ricompattando l’ambiente. Fosse stato qui, gli avrebbe detto semplicemente: andate e fate ciò che sapete fare. E sapeva anche che avremmo giocato in dodici: la curva è stata straordinaria. I ragazzi e l’allenatore avevano più che mai bisogno di quella spinta, un po’ mancata ultimamente dal resto dello stadio».
Il tris alla Reggina ha rafforzato Castori: «Il Peo sarebbe stato sempre dalla sua parte. E avrebbe consigliato alla società di sostenerlo pubblicamente: cosa che Rosati, patron equilibrato e serio, ha subito fatto. È più facile cambiare che insistere: al Novara Aglietti è servito, ma ad altri, tipo lo Spezia?».
Già, il Novara: «Dà fastidio ammetterlo, perché non ci sta simpatico, ma merita la zona playoff. Papà direbbe che in prospettiva è il cliente peggiore: se poi gli ridanno qualche punto, si gasa ancora di più». Sul campionato è chiaro: «Il Sassuolo è al conto alla rovescia. Il Verona andrà su subito. Ai playoff Livorno, Empoli, noi e il Novara. Il Varese arriverà agli spareggi in crescita, mentre alcune avversarie caleranno: e i campi belli ci sorrideranno».
E Padova? «Per loro è uno snodo cruciale: sono in caduta libera, se perdono è un disastro. Mentre noi, se vinciamo, eliminiamo una rivale pericolosa».
Nel mezzo, le feste: «Buona Pasqua alla società, alla squadra, alla gente: nell’uovo abbiamo trovato un bel Varese».
Stefano Affolti
a.confalonieri
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