«Non è possibile scaricare duecento rifugiati in città»

L’opinione. Alla sua prima uscita al Museo del Tessile, il Comitato Basta Profughi ha già raccolto numerose adesioni

Profughi, c’è chi dice “no”: è il Comitato Basta Profughi, che si è presentato settimana scorsa al Museo del Tessile, di fronte ad un centinaio di persone presenti e che stasera terrà la sua prima riunione dopo la prima uscita pubblica. «Sabato saremo in centro con un gazebo per raccogliere le firme». Ad annunciarlo è , l’ex consigliere comunale Pdl che è stato tra i fondatori del Comitato che si propone di «riaffermare di fronte alle istituzioni il fatto che i cittadini bustocchi debbano avere voce in capitolo per quel che riguarda le tematiche connesse alla gestione dell’accoglienza».

Un appello ad essere “padroni a casa nostra” che si concentra soprattutto sulla questione, quasi extraterritoriale, dei centri di accoglienza dei richiedenti asilo, «calati dall’alto sulle città senza che ci sia mai stato un preventivo confronto con le comunità e con gli enti locali». Il caso di via dei Mille, che con i suoi 170-180 ospiti rappresenta il più affollato centro di accoglienza dei profughi di tutta la provincia di Varese, è esploso soprattutto dopo la clamorosa protesta per l’ottenimento delle carte d’identità. Un episodio che ha fatto emergere, in un gruppo di bustocchi, la necessità di «riappropriarsi» della propria città da quella che è stata «vissuta come un’invasione». Il comitato, alla sua prima uscita al Museo del Tessile, ha raccolto molte adesioni, segno di quanto il tema sia sentito. «Un gruppo numeroso, ma ce lo aspettavamo, con tante adesioni giunte anche dai Comuni limitrofi – annuncia Checco Lattuada – la diffusione a macchia d’olio di questo comitato sul territorio è uno dei nostri auspici. Ora il primo passo sarà quello di stendere il nostro appello da consegnare al Prefetto, per affermare che, pur capendo il diritto ad agire in situazioni di emergenza, non siamo più disposti ad accettare che il territorio possa essere gestito senza confrontarsi con il territorio. Mi rendo conto che l’amministrazione politica debba rispettare delle gerarchie, ma noi siamo cittadini e diciamo no, non si possono scaricare 200 profughi in centro a Busto Arsizio». Nel mirino in particolare le «logiche inaccettabili di lucro» alla base dell’attività delle cooperative che gestiscono l’accoglienza, ma anche i rischi di dumping salariale. «Questo comitato – sintetizza Lattuada – è anche un’occasione per approfondire, riflettere e rendersi conto che ciò che ci viene calato dall’alto non è ineluttabile».