OLGIATE OLONA – La proliferazione incontrollata di mosche e moscerini nel rione Balina sta diventando una vera emergenza per i residenti, costretti a convivere quotidianamente con un’invasione di insetti che limita la qualità della vita. Molti abitanti segnalano la necessità di tenere sempre chiuse le finestre, l’impossibilità di trascorrere del tempo all’aperto e il ricorso costante a repellenti per cercare di arginare il problema. Le cause restano incerte: si ipotizza che il cambiamento climatico e la presenza di terreni incolti possano aver favorito la diffusione degli insetti, ma al momento mancano risposte chiare e soluzioni concrete.
Un’interrogazione per chiedere risposte
Di fronte all’esasperazione dei cittadini, il gruppo RilanciamOlgiate ha deciso di portare la questione all’attenzione del consiglio comunale, presentando un’interrogazione che sarà discussa nella prossima seduta. L’obiettivo è ottenere risposte ufficiali da parte dell’amministrazione e sollecitare interventi mirati per risolvere una situazione che, nel tempo, è diventata insostenibile. L’opposizione considera questa iniziativa un passo necessario affinché le istanze dei residenti vengano finalmente ascoltate e affrontate con serietà, ponendo l’accento sulla necessità di un tavolo di lavoro che coinvolga tutte le parti interessate per individuare un compromesso efficace e duraturo.
Segnalazioni e critiche alla gestione del problema
Negli anni, numerose segnalazioni sono state raccolte, documentate con foto e video che testimoniano l’entità del fenomeno. Non si tratta più di un semplice disagio, ma di un problema che incide anche sulla salute pubblica. Tra le iniziative annunciate in passato per affrontare la questione, vi era la creazione dell’app “Nasi”, pensata per facilitare il monitoraggio della situazione. Tuttavia, la sua gestione ha sollevato critiche, in particolare per l’esclusione del Comitato San Martino Odori e Mosche, formato da residenti direttamente colpiti dal problema.
L’amministrazione comunale viene accusata di aver adottato un approccio che penalizza proprio coloro che subiscono i maggiori disagi. Escludere dal processo decisionale chi conosce direttamente la situazione, infatti, rischia di compromettere l’efficacia delle misure adottate e di ridurre le possibilità di un intervento realmente risolutivo.