C’è una vecchia regola non scritta che la storia continua a confermare: quando si prova a proibire qualcosa, il rischio è quello di renderla ancora più popolare.
È esattamente quello che è successo a “Everybody viva el Duche”, il brano parodistico di TheNewGessiko finito al centro della polemica durante la Festa del Rugby 2026. La scelta di uno dei dj di trasmettere la canzone è stata immediatamente stigmatizzata dall’ASD Rugby Varese, che in una nota ufficiale ha preso le distanze dall’episodio, ribadendo che la manifestazione si ispira ai valori antifascisti della Costituzione e del club biancorosso.
Una presa di posizione legittima, naturalmente. Meno prevedibili, forse, le conseguenze.
Perché nel tentativo di spegnere il caso, gli organizzatori hanno finito per ottenere l’effetto opposto. Quello che in comunicazione viene chiamato “effetto Streisand”: più si cerca di censurare o nascondere qualcosa, più la si rende visibile e desiderabile.
E così una canzone che già circolava da tempo tra i più giovani, ballata nelle feste e conosciuta da molti ragazzi, è diventata improvvisamente un caso nazionale. Con il risultato che migliaia di persone, incuriosite dalle polemiche, hanno iniziato a cercarla su Spotify, YouTube e sui social.
Insomma, l’obiettivo era impedirne la diffusione. Il risultato è stato esattamente l’opposto.
Perché nell’epoca di Internet le scomuniche funzionano poco. Anzi, spesso diventano la migliore campagna pubblicitaria possibile.
C’è poi un elemento che merita una riflessione più ampia. La sensazione è che una parte del mondo culturale e associativo continui a ragionare con categorie del Novecento, immaginando che basti vietare una canzone, interrompere un dj o diffondere un comunicato per cancellare ciò che non piace.
Ma i tempi sono cambiati.
I ragazzi di oggi non scoprono la musica attraverso i comunicati ufficiali. La scoprono attraverso TikTok, Instagram, Spotify e il passaparola digitale. E più un contenuto viene presentato come scandaloso o proibito, più cresce la curiosità di ascoltarlo.
Con buona pace dei censori.
Alla fine, probabilmente, fra qualche settimana nessuno ricorderà il comunicato del Rugby Varese. Ma molti avranno imparato a memoria il ritornello di “Everybody viva el Duche”.
E questa, forse, è la più ironica delle eterogenesi dei fini.













