Laveno, il “capolavoro” del centrodestra: comune regalato al Pd tra personalismi e harakiri politico

La spaccatura tra Santagostino e Castelli consegna il Comune a Bresciani. Decisivo il fallimento delle segreterie provinciali, incapaci di imporre una candidatura unitaria in un’elezione che il centrodestra poteva vincere senza troppi affanni.

A Laveno Mombello il vero vincitore delle elezioni non è soltanto Bruno Bresciani. Il vero protagonista di questa tornata amministrativa è il clamoroso suicidio politico del centrodestra.

Perché diciamolo chiaramente: se il centrodestra si fosse presentato unito, oggi il risultato sarebbe stato probabilmente molto diverso. E invece no. Hanno prevalso i personalismi, le rivalità interne, le vendette di cortile e l’incapacità di sintesi. Risultato: comune regalato al Pd e all’area progressista.

I numeri parlano da soli.
Bresciani vince con il 35,8%, mentre Luca Santagostino si ferma al 32,2% e Giovanni Castelli (considerato evidentemente non sufficientemente credibile dall’elettorato) al 29,4%. Due aree politicamente incompatibili? Nemmeno per sogno. Perché al netto delle sfumature civiche, la spaccatura vera è stata tutta dentro il mondo alternativo alla sinistra. Una frattura che ha trasformato un Comune contendibile in una vittoria quasi insperata per il centrosinistra.

Ed è qui che entra in gioco il vero “capolavoro” politico: quello delle segreterie provinciali dei partiti del centrodestra.

Invece di imporre una candidatura di sintesi, invece di esercitare fino in fondo quel ruolo di guida e mediazione che la politica dovrebbe avere, hanno lasciato che le segreterie cittadine si consumassero in un perfetto harakiri collettivo. Ognuno convinto di poter fare da sé, ognuno certo di avere il candidato migliore, ognuno incapace di fare un passo indietro per un obiettivo più grande.

Alla fine, però, la politica presenta sempre il conto.
E il conto, stavolta, è salatissimo.

Perché Giovanni Castelli partiva da favorito, forte di notorietà, esperienza amministrativa e radicamento territoriale. Ma in una competizione tripolare, ogni voto sottratto all’area moderata ha finito inevitabilmente per spalancare la strada a Bruno Bresciani, bravo certamente a costruire il proprio consenso, ma anche enormemente favorito da un centrodestra impegnato soprattutto a combattersi da solo.

La verità è che a Laveno non ha vinto una strategia particolarmente brillante del centrosinistra. Ha perso il centrodestra. E ha perso nel modo peggiore: da solo.

Con il paradosso finale di consegnare il Comune proprio a quell’area politica che, sulla carta, i numeri avrebbero potuto tranquillamente tenere all’opposizione.

Un “capolavoro”, appunto.