Somma insegna: il centrosinistra si può battere. A Varese il centrodestra ha il dovere di crederci (e muoversi)

La vittoria di Pezzotta dimostra che il centrosinistra non è invincibile. Ma per vincere servono unità, una candidatura forte e la capacità di tenere insieme tutte le anime della coalizione.

Per anni, in provincia di Varese, si è ripetuto che alcune città fossero sostanzialmente inespugnabili. Che una volta conquistate dal centrosinistra fosse impossibile riportarle nel campo del centrodestra. Somma Lombardo dimostra esattamente il contrario.

Silvio Pezzotta ha compiuto un’impresa politica tutt’altro che banale. Ha chiuso il primo turno in svantaggio e ha ribaltato il risultato al ballottaggio, conquistando un Comune governato dal centrosinistra da undici anni. Non lo ha fatto grazie a formule magiche. Lo ha fatto perché il centrodestra è riuscito a presentarsi come alternativa credibile, intercettando una domanda di cambiamento che evidentemente esisteva già nella città.

La lezione che arriva da Somma Lombardo va ben oltre i confini del Comune.

Parla direttamente a Varese.

Perché se c’è una convinzione che andrebbe definitivamente archiviata è quella secondo cui il centrosinistra sarebbe destinato a governare Palazzo Estense per inerzia. Non è così. Dopo undici anni di amministrazione Galimberti, il consenso non è più quello degli inizi. Le polemiche sulla sicurezza, la crescente percezione di distanza tra amministrazione e cittadini, le contestazioni sulla ciclabile di viale Belforte e, più in generale, una fisiologica usura del potere stanno producendo un logoramento evidente.

Questo significa che il centrosinistra è già sconfitto? Ovviamente no.

Significa però che la partita è apertissima. E che il centrodestra, per la prima volta dopo molti anni, ha una concreta possibilità di riprendersi la città.

A una condizione.

Che non sprechi i prossimi mesi in guerre interne, personalismi e regolamenti di conti.

Le elezioni comunali non si vincono nelle ultime tre settimane di campagna elettorale. Si vincono costruendo per tempo una proposta credibile e una candidatura capace di tenere insieme sensibilità diverse.

Perché il centrodestra varesino è forte quando riesce a presentarsi come una coalizione plurale.

C’è il centro moderato e popolare, attento ai temi sociali, del volontariato, delle famiglie e delle fragilità. C’è l’area liberale che guarda allo sviluppo economico e alla competitività della città. E c’è una destra che chiede con forza più ordine, più sicurezza e una maggiore attenzione al tema dell’immigrazione e del degrado urbano.

Sono tutte anime legittime. E tutte necessarie per vincere.

L’errore sarebbe pensare che una possa fare a meno dell’altra.

Per questo il prossimo candidato sindaco dovrà avere una caratteristica prima ancora che un programma: la capacità di unire.

Di parlare al commerciante e al volontario. Al professionista e al pensionato. A chi chiede più servizi e a chi chiede più sicurezza. A chi vuole una città più attrattiva e a chi semplicemente vuole sentirsi tranquillo tornando a casa la sera.

Somma Lombardo dimostra che il cambiamento è possibile.

Ora il centrodestra varesino deve decidere se vuole davvero provarci oppure se preferisce ripetere gli errori del passato.

Perché una cosa appare ormai evidente: il centrosinistra si può battere.

La domanda, a questo punto, non è se sia possibile. La domanda è se il centrodestra sarà capace di farsi trovare pronto.