BUSTO ARSIZIO – «Non l’ho ucciso io». Emanuele Mirti lo ha dichiarato subito, davanti alla Corte d’assise di Busto Arsizio, dove è in corso il processo per l’omicidio di Davide Gorla, il commerciante di 64 anni ucciso con 28 coltellate il 25 giugno 2025 nel suo negozio di via Milano. Fermato poche ore dopo il delitto con l’accusa di essere l’assassino, l’imputato ha ribadito la propria estraneità ai fatti rispondendo a una domanda diretta della pubblico ministero Federica Recanello.
L’udienza, presieduta da Rossella Ferrazzi, con Daniela Frattini a latere e i giudici popolari, si sta concentrando sui rapporti tra l’imputato e la vittima, sulle difficoltà economiche di Mirti e sulla ricostruzione delle ore in cui il commerciante venne ucciso.
Il debito da 10mila euro e le richieste di Gorla
Tra i primi temi affrontati durante l’interrogatorio c’è il possibile movente del delitto, legato anche a una situazione debitoria che si sarebbe protratta per oltre un anno.
Secondo quanto ricostruito in aula, Gorla vantava un credito di circa 10mila euro nei confronti di Mirti per affitti non pagati. Dopo aver tollerato a lungo i ritardi, a partire da maggio 2025 il commerciante avrebbe iniziato a chiedere con maggiore insistenza la restituzione del denaro.
L’imputato ha ammesso di attraversare, in quel periodo, gravi difficoltà economiche. Una situazione che avrebbe contribuito ad alimentare le tensioni tra i due e che rappresenta uno degli elementi al centro del dibattimento.
Le promesse di pagamento e i bonifici mai arrivati
Per guadagnare tempo, Mirti avrebbe raccontato a Gorla una serie di circostanze che, secondo quanto emerso durante l’esame, non corrispondevano alla realtà. Si è parlato di finanziamenti inesistenti, bonifici mai effettuati e viaggi a Roma che l’imputato avrebbe intrapreso per chiedere denaro alla madre.
Nel corso dell’udienza è stato richiamato anche un messaggio nel quale Gorla avrebbe minacciato di rivolgersi ai carabinieri per ottenere lo sgombero dell’abitazione occupata da Mirti, qualora il debito non fosse stato saldato.
È in questo contesto di difficoltà economiche e rapporti sempre più tesi che si inserisce la ricostruzione dei fatti al vaglio della Corte.
Il giorno del delitto e i 1.350 euro consegnati alla vittima
L’interrogatorio si è quindi spostato sulle ore del 25 giugno 2025, quando Gorla venne assassinato nel proprio negozio.
Mirti ha riconosciuto di essere la persona ripresa dalle telecamere di sorveglianza mentre raggiungeva il luogo e successivamente si allontanava. Nel corso dell’esame ha sostenuto di aver consegnato al commerciante 1.350 euro prima di lasciare il negozio.
Un passaggio importante nella sua ricostruzione, sul quale la pubblico ministero Federica Recanello sta cercando di fare chiarezza attraverso domande puntuali sulla sequenza degli eventi.
«Ho sentito le grida e ho visto un uomo che lo accoltellava»
È il racconto di quanto sarebbe accaduto subito dopo a rappresentare uno dei punti più delicati dell’udienza di oggi.
Secondo la versione fornita da Mirti, dopo aver consegnato il denaro sarebbe uscito dal negozio. Poco dopo avrebbe sentito le grida di Gorla e si sarebbe affacciato per capire che cosa stesse succedendo.
A quel punto, sostiene l’imputato, avrebbe visto un uomo brizzolato, con gli occhiali, mentre accoltellava il commerciante. L’individuo si sarebbe poi girato verso di lui, minacciandolo con il coltello.
Mirti ha raccontato di essere fuggito in preda al panico, senza chiamare i soccorsi.
Una versione che dovrà essere confrontata con gli altri elementi raccolti dagli investigatori e con le prove esaminate nel corso del dibattimento. La presenza del presunto aggressore descritto dall’imputato e le circostanze del suo allontanamento sono tra gli aspetti che richiedono ulteriori approfondimenti.
La pm incalza: da chiarire la ricostruzione dei fatti
L’esame prosegue oggi davanti alla Corte d’assise, con la pubblico ministero Federica Recanello impegnata a verificare la coerenza del racconto di Mirti e a ricostruire nel dettaglio quanto sarebbe accaduto nel negozio di via Milano.
Le domande riguardano il rapporto economico con Gorla, il denaro che l’imputato afferma di aver consegnato il giorno dell’omicidio, la sua presenza sul posto e la decisione di allontanarsi senza chiedere aiuto.
Al centro del processo resta l’uccisione di Davide Gorla, colpito con 28 coltellate il 25 giugno 2025. Sarà il confronto tra le dichiarazioni rese in aula e gli altri elementi probatori a contribuire alla ricostruzione della dinamica del delitto e all’accertamento delle responsabilità.













