Maxi truffa sui crediti fiscali: chiuse le indagini della Procura di Busto Arsizio

Sequestri per 200 milioni e 11 imprenditori indagati in tutta Italia. Recuperati già 36 milioni grazie alla rinuncia ai crediti fittizi

Si chiude un capitolo importante dell’inchiesta sulla maxi frode dei crediti fiscali coordinata dalla Procura di Busto Arsizio. A nove mesi dal sequestro preventivo da circa 200 milioni di euro disposto dalla Guardia di Finanza, è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini a 11 imprenditori residenti tra Campania, Lombardia, Lazio e Basilicata.

Gli indagati sono accusati di aver acquistato e detenuto crediti d’imposta inesistenti, generati attraverso un articolato sistema di società fittizie, con l’obiettivo di compensarli con imposte e contributi, ottenendo così indebiti vantaggi economici.

Il sistema delle società “cartiere”

Al centro dell’inchiesta, coordinata dal Comando provinciale di Varese, un meccanismo basato su decine di società “cartiere”, formalmente costituite ma prive di reale attività economica. Queste aziende, dislocate in diverse province italiane, avrebbero prodotto documentazione falsa per giustificare crediti fiscali milionari.

In alcuni casi, le cifre contestate risultano particolarmente rilevanti: una delle società coinvolte avrebbe dichiarato in un solo anno crediti per quasi 100 milioni di euro, senza alcuna operatività reale.

Sequestri e recuperi per lo Stato

Nel luglio scorso, l’operazione aveva portato al sequestro di ingenti somme e alla chiusura di 45 società ritenute funzionali alla frode. Parallelamente, otto delle società coinvolte hanno scelto di rinunciare spontaneamente ai crediti contestati, consentendo allo Stato di recuperare immediatamente circa 36 milioni di euro.

Le somme sequestrate restano ora congelate in attesa delle decisioni della magistratura. Se le accuse verranno confermate, tutti i crediti fiscali illeciti saranno definitivamente annullati.

Un’inchiesta di portata nazionale

L’indagine evidenzia la dimensione nazionale del fenomeno, con ramificazioni in numerose regioni e il coinvolgimento di imprenditori e società distribuiti su tutto il territorio. Un sistema complesso che, secondo gli investigatori, mirava a sfruttare le falle nei meccanismi di controllo per generare profitti illeciti a danno delle finanze pubbliche.