Il dialetto di Aimetti per il Papa: «È come noi»
Ad ispirare Aimetti è stata la recente visita di Bergoglio a Milano

Il dialetto di Aimetti per il Papa: «È come noi»

Il sindaco-poeta dedica i suoi nuovi versi alla recente visita di Francesco a Milano

Ci ha preso gusto il sindaco di Comerio Silvio Aimetti nel trasformarsi in poeta dialettale. Questa volta, protagonista della poesia, scritta rigorosamente in lingua varesotta dal primo cittadino è Papa Francesco.

Ul Papa de Tucc

Aimetti si è ispirato ai contenuti della visita che il Santo Padre ha svolto nella Diocesi di Milano, ma anche al fatto della lettera che la Rete Civica dei sindaci per l’accoglienza, di cui il primo cittadino comeriese è portavoce, ha inviato al Pontefice. «Con una delegazione di sindaci - spiega Aimetti - come ci ha invitato a fare monsignor Georg Genswein che ha risposto alla nostra lettera, parteciperemo a un’udienza del mercoledì in piazza San Pietro».

Ma perché dedicare una poesia nel nostro dialetto al Papa? «L’ho scritta di getto, in un’ora, come mi capita di fare - racconta il sindaco - l’ispirazione mi è venuta guardando in televisione le varie tappe della visita milanese del Pontefice; il dialetto è una lingua diretta, più parlata che scritta, esattamente come Papa Francesco». Il testo integrale della poesia intitolata “Ul Papa de Tucc” ( Il Papa di tutti), è stata pubblicata dal primo cittadino sulla propria pagina Facebook.

Il bagno chimico

Nel testo, viene ripercorsa in dialetto tutta la visita del Santo Padre a Milano, dalla prima tappa in periferia alle Case Bianche, alla visita al carcere di San Vittore. Nella poesia anche un passaggio sul fatto che Francesco abbia utilizzato un bagno chimico durante la sua visita. «Il nostro dialetto è come il nostro Papa - osserva Aimetti - perché va direttamente al fulcro delle questioni in modo diretto; lui è un grande leader mondiale che infonde speranza al mondo».

Il sindaco di Comerio ha voluto esprimere tutti questi sentimenti in dialetto. “Ul Papa l’ha dì tanti bei parol par sta insema e minga divis e alura tucc an pansà che forsi l’è pusibil un bel duman par i gent” così si conclude la poesia, proprio a sottolineare l’universalità del messaggio di Francesco. «Scrivere in dialetto mi rilassa e ho già pronto il tema ed alcune rime per la prossima» rivela Aimetti, che prossimamente pubblicherà una nuova poesia che sarà dedicata alla vicenda della mensa scolastica di Azzate, dove sono stati serviti cibi esotici in onore dei richiedenti asilo ospiti in paese; fatto che ha suscitato polemiche politiche. «Ho trovato rime bellissime tra i cibi tipicamente varesotti e quelli africani» anticipa il sindaco poeta dialettale di Comerio.


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