«Via quei detriti. O sarà il disastro»
Il Margorabbia in piena lo scorso mese di novembre, quando uscì dagli argini. Due frazioni furono evacuate (Foto by Varese Press)

«Via quei detriti. O sarà il disastro»

Quarta puntata del nostro viaggio nei comuni colpiti dall’alluvione dello scorso mese di novembre. Montegrino e Germignaga: «Servono più fondi per pulire i fiumi, non si può intervenire una tantum»

MONTEGRINO VALTRAVAGLIA - La necessità d’interventi di pulizia dei fiumi è un problema sentito nell’alto Verbano soprattutto dopo l’alluvione che mise in ginocchio interi paesi a novembre 2014. Il Margorabbia esondò nel suo alto corso gonfiato, oltre che da un’eccezionale onda di piena, anche dai detriti che intasarono ponti e passaggi stretti.
Le località Cucco e Riviera, frazioni di Montegrino Valtravaglia, furono costrette all’evacuazione. L’ondata arrivò in strada e risalì gli scantinati. «Abbiamo scritto allo Ster, l’ente regionale che ha in manutenzione anche il letto del Margorabbia - dice Giovanni Moroni, vicesindaco di Montegrino- ci siamo fatti promotori con Mesenzana e Brissago di una richiesta per pulire il letto fluviale. Voglio rinnovare questo appello per un’ azione efficace e fondamentale alla sicurezza del fiume e delle sue sponde».

Manutenzione delle sponde

Sul tavolo ci sono altre questioni come la creazione, da tempo paventata, di una centralina idroelettrica sul Margorabbia. Una struttura che determinerebbe il cambiamento del corso fluviale per circa 180 metri e la successiva mutazione delle sponde. In caso di piena potrebbe rivelarsi problematico questo stravolgimento. Inoltre, la gestione delle varie chiuse da Ferrera a Ghirla è determinante nel corso di un alluvione. Come illustrato l’anno scorso ai primi cittadini le prese sono gestite da privati che però dovranno agire in un’ottica di controllo da parte dell’ente regionale.

Qualcosa è stato fatto

Marco Fazio, sindaco di Germignaga era stato eletto da pochi mesi. Dovette affrontare l’emergenza dimostrando grande impegno. Oggi ricorda quell sforzo con la Protezione Civile in prima linea. «I danni dell’alluvione sono stati sistemati –dice- Regione Lombardia ha dato un contributo di soli 30mila euro. Con nostre risorse però e in parte con quello che era stato dato in seguito al maltempo del 2013 abbiamo messo in pratica un intervento nel quartiere dei Premaggi che dovrebbe aiutare ad evitare l’allagamento della via Donizetti–spiega- C’era un problema di risalita di acque dal fiume ed è stata inserita una paratia con rilancio dell’acqua nella vasca di laminazione del canale Maina-Mondiscia». «In questi giorni –prosegue Fazio- sarà effettuata una prima pulizia dei tombini che puntualmente in caso di piogge abbondanti danno problemi, siamo partiti con 150 interventi e a bilancio ce ne sono altrettanti ». «L’esigenza principale è quella di avere un supporto per la pulizia degli alvei perché basta guardare il fiume e ci si accorge della formazione di vere e proprie isole di vegetazione. Negli anni scorsi eravamo intervenuti con la Protezione Civile e il supporto degli Alpini. Questi interventi devono diventare strutturali, non si può pensare di attivarsi solo per un’azione una tantum. Puntualmente ci deve essere una pulizia che, con le risorse attuali dei Comuni sia in termini di mezzi che economici, non può essere fatta; serve davvero una cabina di regia che aiuti in questo senso». Altro tema caldo è quello delle foci: se ostruite da detriti e ghiaia sono causa di esondazioni. Fazio termina- Complice anche la lungaggine burocratica di gestione del materiale scavato - termina Fazio - la congiunzione tra fiume e lago avrebbe bisogno di maggior pulizia».


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