Il caso UberPop e il boom di stanze-condivise. Quando novità e tradizione vanno in conflitto
Uber fornisce un servizio di trasporto automobilistico privato attraverso una app

Il caso UberPop e il boom di stanze-condivise. Quando novità e tradizione vanno in conflitto

Note dolenti - Prima la dura presa di posizione dei tassisti contro la App, ora l’attacco degli albergatori ai furbetti del turismo low cost

Di fronte al dilagare delle offerte online c’è anche chi dice no: come i tassisti sul caso UberPop, così anche gli albergatori, sia a livello nazionale che locale, non ci stanno e vanno all’attacco dei furbetti del turismo low cost: «La nostra non è una battaglia anacronistica e per la difesa corporativa – ci tengono però a precisare- ma una questione che si gioca sul piano della concorrenza leale e della sicurezza».
«Come Federalberghi – dice il direttore varesino, Daniele Margherita – abbiamo chiesto a Regione Lombardia di intervenire a livello normativo per disciplinare il proliferare di iniziative che sono ben al di là della condivisione di una stanza e si configurano come vere attività di ospitalità».
Attività che, secondo gli albergatori, danneggiano il normale funzionamento del mercato distorcendo la concorrenza. «Si tratta di iniziative che sfuggono alle regole – dice ancora Margherita – dal momento che per questi soggetti non sussistono gli obblighi a cui sono sottoposti gli albergatori. Così possono praticare tariffe al ribasso spesso esentasse». Il timore è infatti anche legato al lato fiscale. «Il pagamento delle imposte e delle tasse di soggiorno non è garantito – aggiunge Margherita - Mancano regole chiare e controlli e così chi vuole fare il furbo ci riesce».
Una indagine condotta da Federalberghi ha evidenziato come in un anno le presenze in alloggi privati non registrati presso i Comuni siano state 73,8milioni per un introito di 2,4 milioni di euro e una evasione fiscale di 110milioni con 57 milioni di tasse di soggiorno non versate. A ciò si aggiungono le preoccupazioni legate alla sicurezza, decisamente più sentite in città che possono essere luoghi sensibili rispetto a possibili attentati.
«Gli albergatori – spiegano da Federalberghi – sono chiamati a registrare e comunicare i nominativi di chi soggiorna, mentre non è detto che il privato lo faccia». E poi ancora ci sono le norme igienico sanitarie, i controlli e i paletti per la sicurezza degli ospiti.
Tutti capitoli che, in assenza di regole chiare e valide per tutti, stanno creando una zona grigia dell’economia che rischia di gettare ombre sullo spirito da cui è nata la sharing economy.

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