Giovedì 20 Novembre 2008

Principe di Braganza in aula
Le vittime: "Ci ha rovinato"

Entra nel vivo il processo a carico del principe di Braganza Rosario Poidimani, pretendente al trono portoghese, a processo con i coimputati Ugo Gervasi, Roberto Bellora e Roberto Cavallaro, per truffa aggravata, falso aggravato, associazione a delinquere, ricettazione e (per il solo Gervasi) estorsione e appropriazione indebita.

La vicenda è nota: Poidimani e gli altri coimputati stando all’accusa aveva creato un consolato fantasma con sedi a Vicenza e Gallarate. E attraverso questa struttura vendevano carte di identità diplomatiche (costo 5 mila euro), passaporti diplomatici con tanto di palette e targhe diplomatiche (185 mila euro al kit), ma soprattutto aprivano conti fantasma intestati a prestanome allettati da promesse professionali più che redditizie, oppure costretti con la minaccia, come nel caso di Andrea Severgnini, autista di Gervasi, salito ieri sul banco dei testimoni.

«Io non ho deciso nulla - ha detto ieri davanti al presidente del collegio Toni Novik un coriaceo Severgnini - Gervasi mi ha ordinato di andare in banca e firmare i documenti già pronti. Mi ha detto: “se non lo fai ti faccio ammazzare, ti rovino e non troverai mai più lavoro in tutto il Nord Italia”. Io ho firmato e oggi mi ritrovo protestato ovunque, con debiti di circa 400 mila euro, senza più poter aprire un conto corrente in Italia, senza più possibilità di lavoro qui».

A fiancheggiare l’operazione dei conti correnti intestati ad altri era la «Carige» di Gallarate (costituitasi parte civile nel procedimento) il cui direttore Roberto Resini (che ha già patteggiato una pena a 3 anni e 6 mesi di reclusione) era connivente - secondo l’accuso - nell’associazione a delinquere contestata. E le vittime sono molteplici: a qualcuno era stato proposto di partecipare all’operazione «BG» (grande balla, pare, per gli organizzatori) che chiedeva ai soci sostenitori della Real Casa di partecipare al deposito di un milione di euro in una banca europea in modo da ottenere un finanziamento pari a 20 milioni di euro (6 milioni la quota spettante al principe quale garante). Conto con finanziamento praticamente inesistente.

«Ci hanno rovinato - spiega Emiliano Chiarelli, imprenditore gallaratese costituitosi parte civile - Mi hanno portato via 400 mila euro, non ho più nulla. Per partecipare alle loro operazioni ti chiedevano di mettere tutto insieme, risparmi, linee finanziarie. Ma indietro non è mai tornato nulla. Ora devono pagare». L’8 gennaio si torna in aula.

f.tonghini

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