La sentenza “Eternit”: facciamo chiarezza

La sentenza “Eternit”: facciamo chiarezza

La Prima Sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato per prescrizione dei reati il cosiddetto processo Eternit. La sentenza ha suscitato profonda indignazione da parte dei parenti delle vittime tanto che il giorno successivo la Suprema Corte ha dovuto precisare che oggetto del giudizio era solo l’ esistenza o meno del disastro ambientale.

Cercando di semplificare, il reato di disastro ambientale è interpretato secondo due diverse letture: quella della Procura di Torino, che lo ritiene un reato ancora in atto e quella della Procura Generale della Cassazione che prevede invece la prescrizione dei reati contestati.

Il Procuratore Generale ha chiesto l’applicazione della prescrizione , che è poi stata accolta, facendo, tra l’altro, un esempio chiarificatore: il reato di crollo di una casa con numerose vittime è immediatamente contestabile mentre non è possibile prevedere che un reato come quello di disastro ambientale sia “permanente”nel caso in cui quest’ultimo sia causa di morte a distanza di decenni. Il 19 Novembre la Corte ha annullato la condanna di secondo grado , affermando che il reato è sussistente, ma che non è più perseguibile per il tempo trascorso tra i comportamenti illeciti dell’ imputato e le conseguenti morti degli operai.

La Cassazione ha preso atto dell’ avvenuta prescrizione del reato essendosi l’ evento consumato con la chiusura degli stabilimenti Eternit nel 1986, data dalla quale ha iniziato a decorrere il termine di prescrizione. Dunque, dal 1986, con la chiusura degli impianti, sarebbero terminati anche i comportamenti dell’ imputato e le morti dei lavoratori avvenute successivamente sono state una “conseguenza” del reato ma non un elemento “costitutivo” del reato ambientale contestato.

Fattispecie, quest’ultima, non priva di problemi interpretativi essendo il reato risalente all’ epoca del codice penale del 1930. Alla base dell’ esito di questo processo vi è certamente un grave ritardo del Parlamento nell’adeguare una normativa, quella ambientale, ormai connessa in modo inscindibile alla legislazione dell’ Unione europea e che necessiterebbe di interventi di riforma efficaci ed immediati.


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